Anna Maria Ortese, la rosa Mermaid

elaborazione grafica volto di Anna Maria Ortese

"[...] questa Natura, con i suoi rituali eterni e la sua segreta tristezza, ci parla invariabilmente di un passato, di una partenza, di un Altrove raggiante, di pace, e del giorno in cui ne fummo allontanati. E senza questa memoria di una ferita ormai indimostrabile, di questo lutto in sogno, esodo e frontiera perduta, forse non si può “scrivere”. Perché scrivere, quando non si giochi, è proprio questo: cercare ciò che manca, dappertutto – bussare a tutte le porte – raccogliere tutte le voci di un evento che ci ha lasciati e quando non le voci, i silenzi – scritti in ogni corteccia d’albero, in ogni dura pietra, quando non pure nelle risuonanti, sempre uguali narrazioni del mare".
(Le piccole persone: in difesa degli animali e altri scritti, 2017)

Questo testo su Anna Maria Ortese è parte della serie 15 rose per 15 scrittrici. Rinascono i roseti al Mausoleo della Bela Rosin.

Per un ulteriore approfondimento, puoi leggere l'articolo Senza occhiali con Anna Maria Ortese scritto da Marina Caramello

L'immagine di copertina è una elaborazione grafica realizzata da Evaluna Lovera, volontaria civica.

Anna Maria Ortese (Roma 1914- Rapallo 1998). Nasce in una famiglia numerosa e povera che il lavoro del padre porta a trasferimenti frequenti. Nel 1928 si stabilisce a Napoli, città che segnerà profondamente il suo lavoro letterario. Frequenta per un solo anno, dopo le elementari, una scuola commerciale. Esordisce nel 1933 con alcune poesie che trovano discreta accoglienza. Sarà l’editore Bompiani a pubblicare nel 1937 Angelici dolori, racconti che ricevono critiche controverse. Segnata precocemente dalla tragica perdita di due fratelli, entrambi marinai, Ortese condurrà una vita dimessa con la sorella Maria, modesta impiegata postale e unica fonte di reddito. Resterà sempre ai margini del mondo intellettuale e letterario, mai pienamente riconosciuta come scrittrice. Nel 1953 vince il Premio Viareggio Speciale Narrativa con le novelle Il mare non bagna Napoli. L’opera scatena una durissima reazione degli intellettuali partenopei che la accusano di aver rappresentato Napoli e la sua cultura in modo degradante. Decide di lasciare la città. Nel 1967 vince il Premio Strega con il romanzo Poveri e semplici, ambientato nella Milano in cui vive. Ma Napoli resterà sempre luogo dell’anima e ispirerà, tra le altre opere, i romanzi Il porto di Toledo (1975) e Il cardillo addolorato che pubblica all’età di 79 anni, nel 1993. Grazie all’amicizia del poeta Dario Bellezza e di Roberto Calasso, Adelphi inizia nel 1986 la pubblicazione di tutte le sue opere. Nello stesso anno, a seguito di una petizione promossa da Bellezza, riceve la pensione prevista dalla Legge Bacchelli. Morirà a Rapallo, tre anni dopo la sorella Maria. È sepolta nel cimitero di Staglieno, a Genova.

Anna Maria Ortese