Goliarda Sapienza, la rosa Narrow Water

ritratto di Goliarda Sapienza, volto a matita e capelli al computer

“Il teatro è una vita bruciata in poche ore. Una 'prima' è come una nascita. E quando cala il sipario, sull’ultima battuta dell’attore, è come un funerale tra il profumo di fiori e il marcio delle strette di mano, degli abbracci, delle lacrime. Insomma, quando l’uomo ha inventato il vino, il profumo, ha inventato anche questo concentrato di azioni, passioni, quest’estratto di vita. Per tenerla in pugno almeno per un paio d’ore”.
(Goliarda Sapienza, Lettera aperta, 1967)

Questo testo su Goliarda Sapienza è parte della serie 15 rose per 15 scrittrici. Rinascono i roseti al Mausoleo della Bela Rosin.

Per un ulteriore approfondimento puoi leggere l'articolo Goliarda Sapienza, la gioia dell’arte scritto da Samuele Satta, volontario del Servizio civile universale 2020/21.

L'immagine di copertina è una elaborazione grafica realizzata da Evaluna Lovera, volontaria civica.

Goliarda Sapienza (Catania, 1924 – Gaeta, 1996) è stata una delle scrittrici più controverse e sfaccettate del Novecento. A sedici anni si iscrisse all’Accademia d’Arte drammatica Silvio d’Amico di Roma, tra gli anni ’40 e l’inizio degli anni ’70 recitò a teatro e al cinema. Negli ultimi anni della sua vita è stata docente di recitazione presso il Centro sperimentale di Cinematografia di Roma. In un’intervista disse: “Ho imparato tutto dal cinema, ho imparato a scrivere dalla macchina da presa”. Negli anni ’60 lasciò la carriera di attrice per dedicarsi totalmente alla scrittura. L’opera sua più nota è L’arte della gioia.