Natalia Ginzburg, la rosa Bracteata

Ritratto di Natalia Ginzburg, volto a matita e capelli al computer

“Il romanzo è fra le cose del mondo che sono insieme inutili e necessarie, totalmente inutili perché prive d’ogni visibile ragion d’essere e d’ogni scopo, eppure necessarie alla vita come il pane e l’acqua, ed è fra quelle cose del mondo che sono spesso minacciate di morte e sono tuttavia immortali”. (Mai devi domandarmi, 1970)

Questo testo su Natalia Ginzburg è parte della serie 15 rose per 15 scrittrici. Rinascono i roseti al Mausoleo della Bela Rosin.

Per un ulteriore approfondimento, puoi leggere l'articolo Natalia Ginzburg. Storia di una vocazione, scritto da Marta Nicoli, volontaria del Servizio civile universale 2020/21.

L'immagine di copertina è una elaborazione grafica realizzata da Evaluna Lovera, volontaria civica.

Natalia Ginzburg (Palermo 1916 - Roma 1991). La sua giovinezza è legata a Torino, dove per anni ha collaborato con la casa editrice Einaudi. Mantenne il nome del marito Leone Ginzburg, intellettuale e letterato antifascista, tra i fondatori dell’Einaudi, trucidato dai nazisti nel 1944.  Vinse il Premio Strega nel 1963 con il romanzo autobiografico Lessico famigliare, tessuto sulla memoria delle parole e i modi di dire più usati  in famiglia, un lessico dei ricordi, da cui partire per ricostruire storia e destini delle persone con cui ha vissuto. Dagli anni '70 diventò attivista politica, anche parlamentare nel 1983. La sua vasta produzione letteraria comprende romanzi e racconti, traduzioni e commedie teatrali, saggi e articoli di giornale.

 

I libri di Natalia Ginzburg