L'Oriana furiosa, la rosa Kazanlik

Elaborazione grafica del volto di Oriana Fallaci

"Non so arrendermi al fatto che per vivere si debba morire, che vivere e morire siano due aspetti della medesima realtà, l’uno necessario all’altro, l’uno conseguenza dell’altro. Non so piegarmi all’idea che la Vita sia un viaggio verso la Morte e nascere una condanna a morte. Eppure l’accetto. Mi inchino al suo potere illimitato e, accesa da un cupo interesse la studio, la analizzo, la stuzzico. Spinta da un tetro rispetto la corteggio, la sfido, la canto, e nei momenti di troppo dolore, la invoco." (Un cappello pieno di ciliege, 2008).

Questo testo su Oriana Fallaci è parte della serie 15 rose per 15 scrittrici. Rinascono i roseti al Mausoleo della Bela Rosin.

Per un ulteriore approfondimento, puoi leggere l'articolo L'Oriana furiosa, scritto da Marina Caramello.

L'immagine di copertina è una elaborazione grafica realizzata da Evaluna Lovera, volontaria civica.

Oriana Fallaci (Firenze 29 giugno 1929 – 15 settembre 2006). Figlia di un partigiano fiorentino e lei stessa staffetta durante la Resistenza, interrompe gli studi di medicina dopo il liceo ed inizia a collaborare con «L’Europeo», che lascerà nel 1977. Nel 1956, inviata a New York, segue la moda e l’attualità. Pubblica a soli 29 anni il suo primo libro, con prefazione di Orson Welles, in cui ritrae i retroscena della vita hollywoodiana. Nel 1958 la sua prima gravidanza si interrompe tragicamente. Il successo arriva nel 1961 con Il sesso inutile, reportage sulla condizione della donna in Oriente. Da quel momento Fallaci è sempre presente a tutti gli eventi importanti che segnano la storia mondiale: dall’assassinio di Martin Luther King e Bob Kennedy allo sbarco sulla Luna, dalla guerra in Vietnam alle Olimpiadi del Messico nel 1968.

I suoi reportage hanno enorme successo e si trasformano in libri tradotti nelle principali lingue. Come corrispondente di guerra segue i conflitti in Pakistan, Sud America e Medio Oriente. Implacabile con le dittature, Fallaci scrive del regime fascista dei Colonnelli in Grecia e conosce nel 1973 Alexandros Panagulis, eroe della resistenza greca. Diventerà suo compagno di vita, concepiranno un figlio che però non vedrà la luce. Nel 1975 fa scalpore Lettera a un bambino mai nato, in cui Fallaci racconta il suo aborto, innescando fortissime polemiche sul diritto all’interruzione di gravidanza. Panagulis morirà nel 1976 in un misterioso incidente d’auto lasciando Oriana completamente sola. Da questo lutto nasce nel 1979 Un uomo, biografia romanzata della vita di Panagulis, che avrà, non senza critiche, enorme successo di pubblico. Si trasferisce a Manhattan. L’11 settembre 2001 la ferisce e trasforma la sua attività letteraria in una cieca crociata contro l’Islam, mentre combatte la sua guerra personale contro il cancro. Le sue opere rabbiose, il suo isolamento newyorkese, scatenano detrattori e sostenitori. Minata dal male nel corpo e nello spirito, torna a Firenze, dove morirà nel 2006. Un cappello pieno di ciliege, testamento letterario e saga familiare che restituisce Fallaci alla sua vena narrativa più schietta, sarà pubblicato postumo a cura del nipote.

Oriana Fallaci