Iniziare a conoscere l'antropologia

Alcune proposte di lettura per avvicinarsi all'antropologia.

Fra i più grandi studiosi italiani di antropologia e con una fama notevole anche all'estero, Ernesto de Martino, pubblicò questo libro in edizione originale nel 1948 . Si tratta, molto probabilmente, di una delle sue opere più conosciute, anzi probabilmente si tratta della sua pubblicazione più famosa. Si tratta di un'opera originale e, sotto molti punti vista, molto coraggiosa che, per certi versi, prende le distanze dalle classiche pubblicazioni antropologiche dell'epoca. Per questa ragione attirò anche diverse critiche, fra cui quelle di uno dei suoi maestri e cioè il grande filosofo Benedetto Croce. Ma cosa rende particolare quest'opera? Analizzando alcuni fenomeni di tipo paranormale (fra cui la visione da remoto e altre simili) in alcune popolazioni primitive, De Martino riconobbe, sfidando lo scetticismo generalizzato della cultura antropologica dell'epoca, incentrata unicamente sul modo di pensare e sulla cultura occidentali, che alcuni di questi fenomeni non trovavano una spiegazione razionale (nonostante tutti i tentativi effettuati per trovargliene una) e che, dunque, potevano anche essere reali nel mondo dei primitivi. Questo anche prendendo in considerazione e smentendo le ipotesi che si trattasse di imbrogli. Per una cultura che all'epoca considerava queste popolazioni perlopiù alla stregua di selvaggi imbevuti di superstizioni, accettare anche solo la possibilità che questi fenomeni potessero essere da indagare e da prendere in considerazione come reali era, in effetti, molto difficile. Nonostante in anni successivi De Martino abbia effettuato una, seppur parziale, retromarcia sulle sue conclusioni presentate in questo libro, “Il Mondo Magico” resta un'opera di assoluto fascino e di cui si consiglia la lettura non solo agli studiosi di antropologia.

 

Questo monumentale saggio dell'antropologo inglese James Frazer uscì in edizione originale nel 1890 ma ne seguì un'edizione definitiva e ampliata nel 1915. Uscì in due edizioni diverse: la versione completa di note e richiami alle fonti e l'edizione più semplice, priva di fonti. In Italia uscì per la prima volta nel 1925. L'edizione del 1992 è l'ultima pubblicata in Italia, ed è priva delle fonti. Generalmente il giudizio della critica sulle fonti usate da Frazer è negativo, nel senso che lo si accusa di usare spesso fonti etnologiche non sempre affidabili, anzi spesso di seconda mano. Non è l'unica critica di cui è oggetto quest'opera. Le altre sono legate al fatto che Frazer, in un clima positivistico tipico del periodo a cavallo fra '800 e '900, indirizza il suo studio in direzione estrema verso il filo conduttore della teoria evoluzionistica della storia, utilizzando inoltre un comparativismo estremo fra le culture, spesso molto diverse, di cui si occupa. Sono inoltre molte le ripetizioni presenti nel testo.  Molti autori posteriori hanno inoltre stigmatizzato il comportamento di Frazer che spesso arriva a ridicolizzare il comportamento e le usanze di popoli primitivi di cui egli si trova a dare una spiegazione, un atteggiamento di tipica superiorità occidentale. Detto questo, l'opera resta a suo modo un'opera importante e storica e dunque degna di essere ancora letta e studiata. Nello specifico l'opera risulta essere un'analisi approfondita e una descrizione delle origini di usi, costumi, riti (sacrificali, espiatori), superstizioni, tabù, anima, miti attuali e antichi di tutto il mondo, prendendo in considerazione le pratiche magiche e religiose e evidenziando il collegamento ineludibile fra entrambe. Le culture prese in considerazione sono fra le più disparate: civiltà antiche, popoli primitivi di epoca moderna (oggetto di studio da parte di antropologi e etnologi), le stesse società occidentali alle soglie dell'epoca moderna, in particolare per quanto concerne il mondo agricolo e contadino. Considerate le limitazioni descritte, l'opera dunque resta di grande fascino.