"Il flauto di Schopenhauer": circolarità fra musica, filosofia e vita.

Alberto Rezzi ci ha regalato, con Il flauto di Schopenhauer. La musica come via di liberazione (Mimesis, 2025), un altro dei suoi preziosi libri che indagano su quel nesso così profondo che lega tra loro, in una sorta di circolarità, la musica, la filosofia e la vita.

La sua ricerca ha sempre preso le mosse da un artista (volta a volta Eric Clapton, Jimi Hendrix, Pat Martino, George Harrison) e dalla sua vita, per individuare in essa le radici della sua musica e la filosofia implicita che la ispirava; perché c’è sempre una filosofia, cioè una trama di idee, convinzioni, valori che, sottotraccia, orienta le nostre scelte e le nostre azioni.

Con quest'ultimo libro Rezzi ha condotto la stessa operazione, ma seguendo una direzione di marcia un po’ diversa. Il punto di partenza è stato questa volta un filosofo, Arthur Schopenhauer, che si è molto occupato della musica, attribuendole un ruolo fondamentale all’interno del suo sistema e della sua visione del mondo, e praticando lui stesso quest’arte attraverso l’uso del flauto.

Il Mondo come Volontà e Rappresentazione, il capolavoro di Schopenhauer, è una delle opere filosofiche più importanti dell’età moderna, e, nonostante un iniziale insuccesso, a partire dalla metà dell’Ottocento ha conosciuto una fortuna che continua senza interruzioni sino ad oggi. Molte cose sono state dette e scritte su questa opera ma Rezzi la affronta con un taglio decisamente originale. Innanzi tutto, come si è detto, partendo dal ruolo che in essa occupa la musica, che diventa una chiave di accesso privilegiata a tutta la filosofia del pensatore tedesco. In secondo luogo, contestando l’interpretazione da tempo consolidata di un Schopenhauer filosofo “pessimista”.

Il viaggio attraverso la musica, ben rappresentato da quel flauto con il quale lo stesso Schopenhauer si esercitava quotidianamente, tocca gli aspetti più diversi. Per illustrare l’assoluta preferenza che il filosofo tedesco aveva per la musica “pura” (suonata e non cantata), Rezzi si confronta con visioni dell’arte tra loro differenti e spesso opposte, come per esempio l’estetica di Hegel e quella formalistica di Hanslick e Kivy; fa riferimento alle composizioni di Mozart e Rossini (tanto amate da Schopenhauer), a Berlioz, Liszt e Schönberg, naturalmente a Wagner, ma anche alla musica contemporanea e a John Cage, Stravinskij, Frank Zappa, John Coltrane, allo straordinario flauto dei Jethro Tull, ai nove minuti di sola, pura musica di Shine On You Crazy Diamond dei Pink Floyd, al jazz come al rock; e volge lo sguardo anche all’Oriente indiano, così importante per Schopenhauer e così presente nel libro da Rezzi dedicato a suo tempo alla musica e alla filosofia di George Harrison.

In questo confronto emergono anche aspetti più tecnici riguardanti la composizione, utili per penetrare nel rapporto tra musica, realtà e Volontà di vita, intesa sia come spinta individuale che come principio universale: Wille zum Leben, oscura, irriducibile, vitale forza che sorregge e muove tutta la Natura.

Della musica emerge il suo grande e misterioso potere di fascinazione (sulla scia del mito di Orfeo), ma soprattutto di liberazione. Schopenhauer indicava tre vie di liberazione dal mondo delle apparenze e del dolore: l’arte (soprattutto la musica), la compassione e l’ascesi. Ma in realtà, sottolinea Rezzi, è la musica la via che egli privilegiò. Essa rappresenta la porta di accesso ad una visione superiore della Realtà, non solo più distaccata, ma più vera e più pura: per Schopenhauer, e Rezzi lo sottolinea, questa non è solo una convinzione filosofica, ma una vera e propria esperienza che ciascuno di noi fa quando si immerge nell’ascolto o nella esecuzione di un brano musicale.

È questo sguardo dall’alto, ben rappresentato anche dalla passione di Schopenhauer per le camminate in montagna, ciò che veramente caratterizza la sua filosofia, e non il presunto pessimismo che conduce alla rinuncia.

Per contestare la tesi del pessimismo Rezzi si richiama al filosofo della volontà di potenza, a Nietzsche, che nella terza delle Considerazioni inattuali fa di Schopenhauer un maestro, il suo maestro. Nietzsche, lui stesso appassionato di musica, vede in Schopenhauer la guida che gli ha indicato la via della sua personale liberazione, il maieuta che gli ha consentito di trovare il suo vero se stesso, e non accetta l’etichetta di pessimismo che gli viene attribuita. In Al di là del bene e del male si chiede: «un pessimista, un negatore di Dio e del mondo, che si arresta di fronte alla morale – uno che afferma la morale e suona il flauto, che afferma la morale del ‘laede neminem’ – domando, è poi veramente un pessimista?».

La morale della compassione e lo sguardo puro della musica, la vita stessa di Schopenhauer, sono piuttosto la testimonianza di una capacità di stare nel mondo, in questo mondo, con lucidità, senza illusioni e senza disperazione; se possibile, con serena accettazione.

Ed è sulla base di questa interpretazione che Rezzi chiama in causa Michel Houellebecq che, nel suo In presenza di Schopenhauer, dichiara di essere tra coloro che sono stati profondamente turbati dalla lettura del filosofo tedesco: «Iniziai a leggere Schopenhauer e tutto cominciò a vacillare». Il romanziere francese infatti ne elogia il «pessimismo tonificante», lo sguardo disincantato, la capacità di contemplare con chiarezza il gioco dei bisogni e dei desideri che non hanno mai termine, l’oscillazione tra noia e dolore nella quale si esprime «l’universale impulso alla vita»; che va osservato, descritto, compreso e accettato.

Solo l’arte, in fondo, consente di entrare in contatto con questa realtà e contemporaneamente di attraversarla senza rimanerne prigionieri.

Massimo Donà, nella sua Filosofia della musica afferma che essa è l’unico linguaggio davvero innocente, e Rezzi utilizza questa definizione come chiave per penetrare nel senso più profondo della filosofia di Schopenhauer ma soprattutto per accedere all’esperienza che essa rende disponibile a chi voglia stracciare il Velo di Maya delle illusioni: l’arte dei suoni, infatti, scardinando le coordinate spazio-temporali e ponendosi al di là di ogni rappresentazione e interpretazione del mondo, consente di entrare in una dimensione libera ma al tempo stesso intimamente connessa all’essenza delle cose.

È in questo luogo che la visione dall’alto e l’intima prossimità alla Realtà trovano la loro sintesi perfetta.

Testo di Enzo Novara (docente di filosofia applicata, counselor filosofico e psicologo clinico). 

Alberto Rezzi è docente di filosofia e storia nei Licei, editor e traduttore. Conduce il Laboratorio di lettura testi presso la Scuola Superiore di Counseling Filosofico (SSCF) di Torino. Per Mimesis ha scritto alcuni saggi sull’incrocio tra filosofia e musica contemporanea, tra cui La filosofia di Eric Clapton (2018), La filosofia di Jimi Hendrix (2020) e La via mistica di George Harrison (2021). 

La registrazione dell'incontro con Alberto Rezzi, svoltosi il 2 febbraio 2026 alla Biblioteca civica Villa Amoretti, è avvenuta a cura delle Biblioteche civiche torinesi. Il video è stato pubblicato sul canale YouTube delle BCT.

 

Appare in