La nostra storia

Il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi inaugura la ricostruita sede della Biblioteca civica, 1960

E poi la gente, perché è la gente che fa la storia
Quando si tratta di scegliere e di andare
Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti
Che sanno benissimo cosa fare

Quelli che hanno letto un milione di libri
E quelli che non sanno nemmeno parlare
Ed è per questo che la storia dà i brividi
Perché nessuno la può fermare

La storia siamo noi, Francesco De Gregori
 

Torino e la sua Biblioteca civica: una storia che dura ufficialmente da 151 anni, ma in realtà da 165, se si considera che la proposta di istituzione di una biblioteca “per tutti” presentata al Consiglio comunale da Giuseppe Pomba, lungimirante editore, risale al 1855.

Per questo motivo la sede della Biblioteca civica di via della Cittadella non è soltanto un luogo fisico ma è, soprattutto, un deposito di memorie collettive e individuali sedimentatosi nel tempo, che di quel luogo costituisce l’anima. Ed è proprio in quell’anima che è riposta la possibilità di interpretare il nostro passato, per vivere il presente e per favorire i futuri sviluppi.
 

La Biblioteca civica

Quando la biblioteca venne inaugurata, il 22 febbraio 1869, la situazione economica e sociale cittadina attraversava un periodo di grave difficoltà.
La Torino del 1869 era molto diversa dalla Torino del 1855, anno della proposta di Pomba, quando il processo risorgimentale stava avviandosi a felice conclusione. Il trasferimento della capitale del Regno d’Italia a Firenze, avvenuto nel 1865, aveva provocato una contrazione dello sviluppo economico locale. Fu in questo momento che l’amministrazione comunale, mossa dalla necessità di riconvertire il ruolo della città, si rivolse a industriali e investitori affinché scegliessero Torino per collocarvi nuove aziende. In cambio avrebbero ottenuto agevolazioni fiscali, energia idraulica ed elettrica a basso costo, disponibilità di terreni.
Le grandi esposizioni nazionali e internazionali che si svolsero a Torino nei decenni successivi (di rilievo quelle allestite nel 1884, nel 1898, nel 1902 e nel 1911), ideate per celebrare l’importanza e la rinnovata centralità della città sul piano nazionale nei più svariati campi delle industrie, delle scienze e delle arti diedero, grazie all’affluenza di un elevatissimo numero di visitatori e di nuovi investitori, una rinnovata visibilità a un territorio che si avviava rapidamente ad assumere le caratteristiche che lo avrebbero trasformato nei decenni successivi in uno dei fulcri industriali della nazione.

Dalla prima sede, simbolicamente voluta da Pomba all’interno del Palazzo civico per sottolineare il carattere “comunale” del nuovo Istituto, si traslocò nel 1929 in corso Palestro, all’interno di un edificio che aveva precedentemente ospitato gli Archivi di Guerra e Marina. Questa sede, amatissima dai torinesi, subì pesanti danni nel corso dei bombardamenti dell’agosto 1943 e dovette essere abbandonata in attesa di individuare una nuova, permanente collocazione. I volumi superstiti (per fortuna la perdita di materiale librario era stata limitata) furono temporaneamente sistemati nell’ala ottocentesca di Palazzo Carignano e più precisamente nella sala che aveva accolto il Parlamento italiano, assolutamente inadatta a ospitare una biblioteca ma fortemente evocativa dell’epopea risorgimentale che aveva fatto da sfondo al lungo cammino della sua istituzione.

La nuova sede, costruita sulle macerie della precedente, fu inaugurata il 3 novembre 1960 alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e, ora come allora, accoglie pubblico e lettori con la vastità e la peculiarità delle proprie raccolte e con la molteplicità dei servizi offerti.
E ancor oggi la Biblioteca civica di via della Cittadella continua a essere amata dai torinesi: dai 26.344 lettori del 1869 si è passati ai 225.127 del 2019 (che diventano quasi 1.200.000 se si considera l'intero sistema bibliotecario). Gli iscritti al prestito presso tutte le Biblioteche civiche torinesi (provenienti da Torino e dal Piemonte) sono oltre 330.000.


La nascita e lo sviluppo del Sistema bibliotecario urbano

Il dopoguerra vide l'inizio di una nuova fase nella storia delle biblioteche italiane di pubblica lettura.
Nel 1956 l'USIS (United States lnformation Service) organizzò un viaggio di studio nelle biblioteche statunitensi al quale parteciparono alcuni bibliotecari italiani. L'esperienza fornì l’occasione per organizzare, nel corso dell’anno successivo, una serie di incontri di aggiornamento professionale a cura dell' AIB (Associazione Italiana Biblioteche), dell'USIS e del Ministero della Pubblica istruzione. Il dichiarato obiettivo era l’elaborazione di organici programmi di sviluppo delle biblioteche pubbliche italiane.
L'esperienza del viaggio e la pubblicazione nel 1964 del libro di Virginia Carini Dainotti, La biblioteca pubblica istituto della democrazia, favorirono la nascita di un nuovo modello di servizio che trovò piena applicazione, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta,  con l'assunzione da parte delle Regioni delle competenze sulle biblioteche pubbliche comunali.

È in questo contesto e in questi anni (1977) che si colloca la riflessione di Carlo Revelli, direttore della Biblioteca civica dal 1975 al 1982, sui sistemi bibliotecari urbani: L'inopportunità che le biblioteche operino isolatamente, e la conseguente necessità che diano vita a sistemi territoriali collegati fra loro e con altre biblioteche di tipo diverso esistenti sul medesimo territorio e che mantengano contatti con i centri culturali della zona, è una caratteristica di tutte le biblioteche pubbliche e, in genere, degli istituti culturali che si rivolgono all'intera popolazione

A Torino, nell’arco di un ventennio (tra il 1951 e il 1971), in conseguenza della forte immigrazione provocata dal rapido sviluppo industriale la popolazione residente era aumentata di mezzo milione di unità, rendendo necessaria l'organizzazione di servizi dedicati alle fasce di pubblico con maggiori esigenze di alfabetizzazione.
Sorsero le prime biblioteche civiche di quartiere
: la prima, nel 1971, dedicata ad Alberto Geisser, cui fece seguito nel 1977 Villa Amoretti, nel cui parco già a partire dal1973 erano state allestite piccole biblioteche
all'interno di containers.

Tra gli anni Ottanta e Novanta ebbe luogo una nuova fase di sviluppo delle biblioteche territoriali, il cui tratto distintivo fu il progressivo riconoscimento dell'importanza della progettazione, dell'allestimento degli spazi e degli arredi.
Fra
le biblioteche di quartiere aperte in questo periodo (Cascina Marchesa, Dina Rebaudengo, Luigi Carluccio, Francesco Cognasso) si segnalano la Carluccio e la Rebaudengo, strutture gemelle i cui allestimenti, disegno e arredi rispondevano a uno specifico progetto. 

Agli anni Novanta risalgono anche le biblioteche Dietrich Bonhoeffer e Alessandro Passerin d'Entrèves: la prima, ospitata all'interno di un edificio dedicato, è caratterizzata da un significativo impatto urbanistico e da una spiccata visibilità; la seconda è il frutto di un intervento strutturale e conservativo operato su una cascina torinese.


Dal 2000 in avanti

Dalla fine degli anni Novanta le Biblioteche civiche torinesi si svilupparono in sinergia con i piani strategici della città seguendo un duplice percorso.
Da un lato, il modello di biblioteca pubblica evolvette relativamente all'organizzazione degli spazi
, delle attività e dei servizi, facendo emergere l'esigenza di dotare la Biblioteca civica Centrale di una nuova sede per rispondere alle molteplici esigenze della cittadinanza e consentendo al contempo di lavorare alla definizione di un modello bibliotecario anche per le sedi di quartiere.
Vennero così realizzate significative nuove sedi (Cesare Pavese, Italo Calvino, Primo Levi, Natalia Ginzburg, Don Milani, Rita Atria, Bianca Guidetti Serra) e riallestite sedi preesistenti (Villa Amoretti, Biblioteca musicale Andrea Della Corte), prevedendo per tutte spazi
accoglienti e diversificati (spazio incontri, aule seminariali, spazio 0-6 anni).
Dall'altro lato, nacque il Sistema bibliotecario urbano ispirato ai modelli francesi e anglosassoni. L'attivazione di aree di coordinamento territoriale determinò un considerevole aumento dell'efficacia dei servizi.

Il Servizio Biblioteche della Città di Torino comprende oggi la Biblioteca civica Centrale, con un patrimonio librario di oltre cinquecentomila volumi fra cui importanti collezioni e raccolte storiche, 16 sedi disseminate sull’intero territorio cittadino compresa la Biblioteca civica musicale Andrea Della Corte, un Centro Rete che si occupa dell’acquisto e del trattamento fisico dei documenti destinati alle sedi di zona, alcuni punti di lettura e prestito libri esterni, attivi anche presso i presidi ospedalieri Molinette, Mauriziano Umberto I, San Giovanni Bosco e Gradenigo, due biblioteche interne alla Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, una presso l’Istituto penale per i minorenni Ferrante Aporti e un Bibliobus. Fra i punti di servizio esterni si segnala il Mausoleo della Bela Rosin, sede di esposizioni durante l'anno e, in particolare d'estate, di numerose attività all'aperto, spettacoli e conferenze.
Il sistema funziona come una grande biblioteca distribuita sul territorio, dal centro città alla periferia, con pluralità di articolazioni e un'unica vocazione.


Le attività culturali e di promozione della lettura

Le Biblioteche civiche torinesi partecipano alle più importanti manifestazioni e ai principali progetti della città, quali il Salone Internazionale del Libro, Portici di carta, Torino che legge, Leggermente, incentrati sulla formazione e l’attività dei gruppi di lettura; aderiscono inoltre al Progetto Nati per leggere Piemonte, destinato alle famiglie e finalizzato alla promozione della lettura ad alta voce.

Alle attività di promozione della lettura sono andate affiancandosi, a partire dal 2000, numerose iniziative culturali rivolte a fasce di pubblico differenti per età, lingua, cultura e provenienza: percorsi di formazione permanente, di educazione digitale, di alfabetizzazione all'uso della lingua italiana come L2, di insegnamento delle lingue, con una partecipazione di oltre 130.000 cittadini all'anno.
Nel corso degli anni successivi altre opportunità formative, da fruire anche online, hanno arricchito il numero di proposte che oggi compongono un ricco palinsesto culturale che completa, integra e valorizza l'ingente e variegato patrimonio documentario disponibile sui più diversi supporti (libri antichi e moderni, documenti d'archivio, riviste, quotidiani, spartiti musicali, e-book, audiolibri, libri parlati, libri tattili ecc.).