Ridisegnare la realtà: distopie e ucronie

Percorso di lettura condotto da Antonella Bossuto, già docente di materie letterarie nei licei torinesi. 

(Gruppo di lettura Villa Amoretti:10 novembre 2025 – 13 aprile 2026)

Quando si è pensato all'argomento del percorso, in collaborazione con Stefania Marengo (Biblioteche civiche torinesi), non sarebbe stato possibile immaginare la scottante attualità dei temi trattati nei libri proposti. 

Ma, in primo luogo, che cosa si intende per distopia e ucronia? 

Distopia: previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro in cui, contrariamente all'utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi (equivale quindi a utopia negativa). 

Ucronìa: sostituzione di avvenimenti realmente accaduti in un determinato periodo storico con altri, frutto di fantasia ma verosimili (per esempio, la situazione europea se Napoleone avesse vinto a Waterloo). 

Queste le definizioni del Dizionario Zingarelli per due termini ben rappresentati in letteratura, arte, cinema e fumetti. 

Ma che funzione ha in letteratura la distopia? 

Ha un ruolo chiave: rappresenta un monito su ciò che la società attuale potrebbe diventare. Il romanzo distopico sembra voler far suonare un allarme, mettere in guardia il lettore: attenzione, alcune situazioni che stiamo vivendo oggi, e di cui non sempre abbiamo piena consapevolezza, possono portarci in un prossimo futuro a immergerci in una realtà spaventosa, pericolosa, cruda, in cui non vorremmo mai vivere. 

E l'ucronia? 

Anche riscrivere il passato è un modo per interrogare il presente. Immaginare come sarebbe andata se un singolo evento avesse avuto esito diverso - una battaglia, un'elezione - non è soltanto un gioco intellettuale: serve a misurare quanto siano fragili gli equilibri che diamo per scontati e quanto poco sarebbe bastato perché la storia prendesse una piega ben più oscura. Distopia e ucronia, in fondo, guardano nella stessa direzione: l'una proietta in avanti i germi del presente, l'altra li cerca nelle pieghe di ciò che è già stato. Entrambe ci chiedono di restare vigili. 

Lunedì 10 novembre 2025 abbiamo affrontato L'isola dei senza memoria di Yoko Ogawa, un racconto di perdita angosciosa in un clima di controllo assoluto da parte di un regime non meglio identificato. Come per un'inspiegabile epidemia della memoria, sparisce l'idea di qualcosa, e quindi sparisce la cosa stessa. Un giorno dopo l'altro, l'epidemia colpisce tutto e tutti. Solo due individui cercano di opporsi a questa marea montante, ma la conclusione del romanzo non lascia speranza di riscatto né di futuro. 

Lunedì 1º dicembre 2025 è stata la volta di un classico del genere: 1984 di George Orwell. Tanti aspetti e termini presenti nel romanzo sono (purtroppo) entrati a far parte del nostro quotidiano: il Grande Fratello, il bispensiero, la neolingua, la divisione del mondo in sfere di influenza, la guerra continua per mantenere il potere, il controllo ossessivo tramite gli schermi televisivi, l'obbligo all'omologazione, la distruzione dell'intimità… Sembrava di leggere i quotidiani, non un libro scritto nel 1948! 

Lunedì 12 gennaio 2026 un romanzo di difficile collocazione in un genere: distopia? ucronia? fantascienza? L'anomalia di Hervé Le Tellier è un po' tutto questo: un incidente sbalorditivo e dalle conseguenze del tutto imprevedibili, un aereo che finisce in una tempesta da cui riemerge in una situazione spazio-temporale che distrugge le nostre consuete coordinate, passeggeri che si trovano davanti i loro doppi e una conclusione ambigua e scioccante. 

Lunedì 9 febbraio 2026 si sono analizzati ben due libri: Il signore delle mosche di William Golding e Il complotto contro l'America di Philip Roth. 

Il primo, classico romanzo di formazione, ci consegna un'immagine degli adolescenti tutt'altro che positiva: abbandonati su un'isola deserta, senza gli adulti, la loro incapacità di autogestirsi si manifesta con episodi di crudeltà e violenza senza speranza di redenzione. 

Il secondo è uno dei testi più rappresentativi del genere ucronico: se nel 1940 alle elezioni americane avesse vinto Charles Lindbergh, invece di Roosevelt, che cosa sarebbe avvenuto? Lindbergh avrebbe proclamato la neutralità degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, avrebbe stretto un patto di non aggressione con Hitler e con l'imperatore giapponese Hirohito, avrebbe isolato e ghettizzato gli ebrei, avrebbe insistito sul concetto che l'America dovesse essere solo degli americani, avrebbe dichiarato guerra al Canada e dato adito alle più strampalate teorie complottistiche. Insomma, anche in questo caso tante analogie con la contemporaneità. 

Lunedì 9 marzo 2026 un romanzo struggente e angoscioso: Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro. Il tema della clonazione umana si associa, e si scontra, con il desiderio di amore, di individualità, di una vita vera, senza la condanna a essere solo serbatoi di organi per i "normali". Ma, d'altra parte, non si parla già oggi di traffico di organi umani? 

Lunedì 13 aprile 2026 il percorso si è chiuso con Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood, esempio classico di distopia al femminile, dove le donne, temute per la loro capacità di procreazione, vengono sottomesse e relegate a ruoli esclusivamente riproduttivi, in un clima di controllo assoluto e di divieto di ogni attività di scrittura e di lettura. La conclusione è aperta: c'è stata una fuga? È possibile la salvezza grazie al ricordo? 

Siamo così tornati al tema della memoria: solo combattendo l'obbligo di dimenticare si può tentare di recuperare la dignità umana. 

A conclusione del percorso resta la sensazione di aver condiviso non solo delle letture, ma uno sguardo critico sul nostro tempo. Gli incontri sono stati molto partecipati, con discussioni vivaci e un confronto sempre aperto: segno che questi libri - pur lontani negli anni o nelle latitudini - continuano a parlarci con sorprendente immediatezza.  

Testo di Antonella Bossuto