Memorie di pietra e di bronzo (e una pergamena). Sculture e altre opere in Biblioteca civica Centrale

Nel corso delle complesse vicende che hanno visto la Biblioteca civica trovare collocazione in diverse sedi, da Palazzo civico (1869-1929) alla prima (1929-1943) e alla nuova sede in corso Palestro (1960-2027) con un intervallo di dodici anni a Palazzo Carignano (1948-1960), diverse sculture e lapidi (alcune non più esistenti, come la lapide ai benefattori della Biblioteca) ne hanno decorato gli ambienti interni e le facciate esterne.

Abbiamo riunito le diverse opere in ordine cronologico e ne offriamo una breve presentazione. Fra queste, la lapide che ricorda la riapertura della Biblioteca dopo la guerra e la scultura di Franco Garelli rimarranno in via della Cittadella, perché intrinsecamente legate all'edificio del 1960. Anche la pergamena, murata accanto alla prima pietra, rimarrà a perenne ricordo di un edificio che per quasi 70 anni ha svolto la preziosa e insostituibile funzione di biblioteca pubblica custode della memorie cittadine.

Gabriele Ambrosio, Giuseppe Pomba, marmo (1877)

Le vicende del busto marmoreo di Giuseppe Pomba sono documentate perlopiù dalle scarne notizie che compaiono sulla cronaca cittadina del quotidiano «La Stampa», a partire dal 1877.
Un trafiletto comparso il 28 febbraio 1877 riporta che il busto in marmo che rappresenta Pomba, attualmente collocato nell’atrio della Biblioteca civica Centrale, fu commissionato dal Municipio di Torino «al valente e giovane scultore cav. Ambrosio, applaudito autore del monumento a Bodoni e del busto al dott. Sella. Il cav. Ambrosio fu in questi ultimi tempi in istretta relazione col chiaro estinto, per cui non è a dubitare che anche questo nuovo lavoro riuscirà in ogni sua parte perfetto.  Intanto i nostri complimenti e al Municipio e al giovane e simpatico scultore».

Non sono state rinvenute altre notizie fino al 1911, quando una citazione del busto marmoreo di Pomba si ha nel saggio di Andrea De Pasquale, I primi musei del libro in Italia, relativo alla nascita a Torino, in contemporanea allo svolgimento dell’Esposizione internazionale dell’industria e del lavoro, del Museo  nazionale del libro al Borgo Medievale, nel Parco del Valentino.
Il progetto del Museo, ideato da Adolfo Avetta, direttore della Biblioteca Nazionale di Torino, comprendeva l’esposizione di circa seicento facsimili fotografici di incunaboli provenienti dalle principali biblioteche italiane ed estere, raccolti a cura del medico Giovanni Carbonelli, collezionista di manoscritti ed edizioni antiche, e la ricostruzione e la messa in funzione, da parte di tipografi in costume d’epoca, di una officina tipografica quattrocentesca realizzata sulla base di documentazioni e illustrazioni coeve.
«[…] al piano superiore della seconda casa di Bussoleno […], dislocati  in sei vani, erano esposti oltre a una ricca raccolta di facsimili delle prime pagine e dei colophon di incunaboli, saggi di xilografie e miniature […] una statuetta in bronzo di Giambattista Bodoni, dono di Giuseppe Vigliardi-Paravia, imitante il monumento al tipografo a Saluzzo, opera di Gabriele Ambrosio; un busto di Giuseppe Pomba, il celebre editore, fondatore della Biblioteca Civica di Torino, legato al Museo dallo scultore stesso [ancora Gabriele Ambrosio]».
Sempre De Pasquale scrive che «Dovrebbe trattarsi del busto che nel 1924 l’amministrazione comunale fece sistemare nella ‘Galleria di distribuzione’ della Biblioteca civica»

Con il bombardamento del 1943 e la sospensione delle attività della Biblioteca il busto andò perduto e venne sostituito nel 1962 con un busto in bronzo. Ce lo racconta il quotidiano «La Stampa» in un articolo del 19 ottobre:
«Nell'atrio della Biblioteca Civica, verrà inaugurato domani alle 11,30 dal sindaco ing. Anselmetti un nuovo busto a Giuseppe Pomba, che fin dal 1855 aveva auspicato l'istituzione d'una biblioteca aperta al popolo e dotata essenzialmente di volumi d'uso pratico. Il bronzo è dono dell'Utet fondata dal Pomba nel 1854. Sostituirà sulla vecchia base il busto scolpito dall'Ambrosio che andò distrutto durante la guerra. Il piedestallo su cui appoggia il busto termina con due grossi volumi: la Enciclopedia popolare e la Storia universale che il Pomba aveva commessa a Cesare Cantù. Due opere - ha osservato ieri il direttore della Civica dott. Bottasso - che non illustrano soltanto un programma editoriale, ma vogliono riassumere la moderna visione che lo ispirò nel promuovere la costituzione della Biblioteca per la quale il Pomba intendeva si favorissero gli acquisti di opere tecniche e scientifiche per meglio rispondere alle esigenze di tempi nuovi e della cultura popolare. In occasione della cerimonia di domani la Biblioteca Civica ha allestito una mostra di documenti relativi alla vita e all'attività del Pomba».

Ma l'ottocentesco busto marmoreo, creduto perduto,  venne ritrovato e restaurato tra la seconda metà degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta del Novecento. Riconsegnato alla biblioteca Civica il 10 novembre 1992, è ritornato a far bella mostra di sé sull'originario piedistallo.

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Gabriele Ambrosio, Giuseppe Pomba, nella sede del 1929 e nella sede del 1960

Lapide commemorativa Ai Benemeriti della Biblioteca civica, marmo (1877)

All'interno dello stesso testo del 1924 citato in relazione al busto di Pomba si menziona una lapide sulla quale erano riportati i nomi delle munifiche persone che avevano devoluto intere librerie, o per dono o per legato, alla Biblioteca civica.
La lapide, in marmo, delle dimensioni di 2,50 per 1,50 m, era  posta a Palazzo Civico (prima sede della Biblioteca) all'ingresso delle sale di lettura sul pianerottolo della scala d’accesso, e recava la seguente iscrizione:

AI BENEMERITI / DELLA BIBLIOTECA CIVICA / IL MUNICIPIO / Giugno 1877

Al momento del trasloco della sede in corso Palestro (1929) la lapide fu spostata anch'essa, e una foto di Gabinio dell'anno successivo la ritrae sullo scalone di accesso al primo piano. 
Andò distrutta nel corso del bombardamento del 1943, ma fortunatamente si conserva la trascrizione dei nomi dei benefattori.

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Lapide ai benefattori della Biblioteca civica nella sede del 1929, con elenco dei medesimi

Emilio Musso, Toro, bronzo (ante 1929)

Emilio Musso fu allievo di Edoardo Rubino e suo assistente di laboratorio. Realizzò opere di arte sacra e funeraria, nonché monumenti commemorativi legati all'identità civica e nazionale.

Il toro in bronzo, attualmente conservato nella sede della biblioteca del 1960, compare in una fotografia scattata da Mario Gabinio nel 1930 circa. Era posizionato nell'atrio principale della precedente sede della Biblioteca civica di corso Palestro (inaugurata nel 1929 e bombardata nel 1943), sulla sommità di una piccola fontana decorativa in marmo a pianta quadrangolare collocata sotto le due rampe di accesso al primo piano davanti a una nicchia semicircolare illuminata.

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Emilio Musso, Toro, nella sede del 1929 e nella sede del 1960

Giuseppe Tarantino, Oratore, bronzo (1958)

La scultura in bronzo, attualmente conservata nella sede della biblioteca del 1960, compare per la prima volta all'interno del catalogo a cura di Marco Rosci Giuseppe Tarantino: sculture, disegni, edito nel 1991.

Lo stile dell'opera è ben descritto da Marziano Bernardi nell'articolo L'immagine scarnificata dell'umanità nelle sculture di Giuseppe Tarantino comparso su «La Stampa» il 7 ottobre 1969 in occasione dell'inaugurazione di una personale dell'artista presso la Galleria Viotti di Torino (nel corso della quale fu presentata un'altra scultura, anch'essa intitolata "Oratore", realizzata dieci anni dopo, nel 1968).
«Certo farebbe piacere veder Giuseppe Tarantino, uscito dai suoi schemi consueti, affrontare una scultura corposa, di volume pieno, tanto per intenderci, della qualità, ieri, d'un Martini, od oggi d'un Manzù: ma unicamente per giudicare come in un diverso orientamento plastico possano reggersi le sue ben note doti d'intelligenza, di gusto, di scaltrezza nel mestiere [...] È nient'altro che un'ipotesi, perché il suo «mondo» [...] lo possiede pienamente e non si stanca di approfondirlo moltiplicandone i motivi figurativi con sempre rinnovata fantasia [...] Egli ha capito (forse meditando sull'amara conclusione di Arturo Martini circa la morte della statuaria) che il tempo nostro sempre più si allontana dalle definizioni del reale, tradizionalmente inteso; ma intanto il suo temperamento gli vieta una simile totale rinunzia.  È quindi sceso a un compromesso risolto con l'intelligenza e col gusto che prima dicevamo: coltiva l'immagine dell'uomo, ma la stilizza al limite ultimo; fa agire i suoi personaggi, ma li riduce a sigle, ad ombre, a scheletri delle loro carni. Con questo linguaggio riesce moderno e insieme antico. Non tradisce la plastica, ma la trasforma nell'emblema di sé stessa. Queste scarnificazioni programmatiche (dalle quali egli non intende uscire), sono ancora «persone » e non solamente forme [...] Certo è che il linguaggio è assolutamente originale, e che ogni vuoto fra intenti e risultati è colmato con misura ed eleganza».

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Giuseppe Tarantino, Oratore, in una pubblicazione del 1991 e nella sede del 1960

Pergamena murata all'interno dello scavo in cui fu posata la prima pietra del nuovo edificio, 1958

«Il giorno 11 gennaio 1958 viene posata sulle poderose fondamenta che avevano sostenuto i bastioni della cittadella la prima pietra del nuovo edificio [...] il primo a venire disegnato ed eretto appositamente per una biblioteca italiana del tipo e delle dimensioni della Civica torinese». Così Enzo Bottasso in La Biblioteca civica, 1967, che pubblica anche il contenuto della pergamena murata al centro dello scavo. Ricorda inoltre che «fra il luglio e l'ottobre 1960 viene trasferito e ordinato nel capace magazzino librario di 12 piani tutto il materiale già disposto sugli scaffali, o rimasto accatastato, per mancanza di spazio, nel Palazzo Carignano».

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Posa della prima pietra del nuovo edificio della Biblioteca civica, con la pergamena murata all'interno dello scavo, 1958

Franco Garelli, Genio della cultura, pietra e bronzo (1960)

«Sulla parete del padiglione «lettura», che si affaccia sulla via della Cittadella, sarà collocata una statua in bronzo, alta sei metri, opera dello scultore Franco Garelli: rappresenta il «Genio della cultura». Attorno alla statua ventuno elementi In pietra scolpita simboleggeranno le lettere dell'alfabeto». 
Con queste parole «Stampa sera» raccontava, il 27-28 ottobre 1960, pochi giorni prima dell'inaugurazione della nuova sede della Biblioteca civica, la nuova grande opera realizzata appositamente dallo scultore per il nuovo edificio, del quale occupava un'intera facciata.
Una dettagliata descrizione della scultura di Garelli è presente all'interno della "Relazione descrittiva dei concetti artistici e della tecnica", documento dattiloscritto conservato nell'archivio della Biblioteca civica e presumibilmente redatto dallo stesso artista. Lo scritto fa riferimento ai concetti artistici che hanno ispirato la scultura, realizzata nel 1963 e posta a decoro della parete nord dell'edificio, lungo via della Cittadella.
L'opera comprende un bronzo (h 750 cm) e ventuno bassorilievi in pietra di Vicenza (ciascuno 80x80 cm). Li illustriamo in dettaglio.

  • “Figura alata” – simboleggiante l’intelligenza dell’uomo – che facendo spicco dalla parete comprende l’ampio arco delle ali (e un’opportuna patinatura che contribuisce a maggiorarne l’evidenza)
  • I rilievi di “21” grandi “pietre” scolpite (una per ogni lettera del nostro alfabeto) raffigurano le principali branche dello scibile e del costume umano. Su queste 21 pietre sono raffigurati sobriamente gli emblemi dei seguenti temi scelti “alfabeticamente”

A Astronomia
B Belle Arti
C Chimica
 D Danza
E Elettricità
F Fisica
G Giustizia
H Homo (Leonardo)
I Ingegneria
L Legge
M Medicina
N Nautica
O Ortofrutticola
P Poste
Q Quiz (Enigmistica)
R Religioni
S Sports
T Teatro
U Urbanistica
V Viaggi
Z Zoofilia

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La facciata della Biblioteca civica senza e con l'opera di Franco Garelli, Genio della cultura

Lapide affissa nell'atrio della Biblioteca civica, marmo (post 1960)

La Biblioteca civica fu ospitata, a partire dal 1929 e fino al bombardamento del 1943, nell'ex Palazzo degli Archivi di guerra e marina, in corso Palestro angolo via della Cittadella, sotto la direzione di Luigi Madaro, direttore dal 1926 al 1948.
Bombardato nella notte fra il 7 e l'8 agosto 1943, l'edificio, ridotto in rovina, fu abbandonato e la biblioteca venne riaperta provvisoriamente cinque anni più tardi a Palazzo Carignano, in attesa della costruzione di una nuova sede.  La nuova sede fu inaugurata il 3 novembre 1960 sui resti dell'edificio del 1929.
La targa, collocata successivamente al 1960, fa riferimento esplicito al fatto che le due sedi, del 1929 e del 1960, erano localizzate nello stesso luogo.

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Targa dedicata a Luigi Madaro

Edoardo Rubino, Giovanni Agnelli (Civica Centrale a Torino Esposizioni), 1953

Il busto di Giovanni Agnelli senior (1866-1945), opera dello scultore Edoardo Rubino, fu inaugurato nel salone di Torino Esposizioni l'8 ottobre 1953.
A ricordo di quella cerimonia si conserva un filmato realizzato dall'Istituto Luce.
Ma la cerimonia di intitolazione dell'intero "Salone delle Mostre" (così al tempo era denominato il Padiglione Giovanni Agnelli) si era svolta alcuni mesi prima, il 20 aprile.
Il quotidiano «La Stampa» ne riporta la cronaca il giorno successivo: «Ieri il Consiglio d'amministrazione di 'Torino Esposizioni' ha deliberato all'unanimità la proposta di dedicare il grande Salone centrale del Palazzo dello Esposizioni al Valentino alla memoria di Giovanni Agnelli, per onorarne il nome e l'opera [...] Il nome di Giovanni Agnelli simboleggia una esistenza d'uomo, che fu modello di operosità, rivolta non solo al successo personale, ma a colmare di beneficio tutta la collettività, a suscitare vita, lavoro, collaborazione, ad avviare iniziative parallele e concomitanti che hanno fatto di Torino un cantiere di attività molteplici [...] Da quell'ormai lontano 1° luglio 1899 in cui la Fiat fu fondata, molto cammino è stato compiuto dalla grande azienda produttrice [...] alla quale si deve, fra l'altro, il titolo indiscutibile di Torino come capitale italiana dell'automobile [...] Ma se questa è la sua creazione più nota e più prestigiosa, non si deve dimenticare che, con la Fiat, tutto l'apparato industriale torinese è cresciuto e si è allineato con i massimi complessi produttivi d'Europa.
Hanno parlato poi il sindaco avv. Peyron, il prof. Valletta ed altri per esprimere la loro adesione. Si è stabilito di collocare un busto di Giovanni Agnelli modellato da Edoardo Rubino nel Salone centrale».

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Busto di Giovanni Agnelli senior a Torino Esposizioni