Leggere insieme per abitare un quartiere. Su "Costruire comunità attraverso le parole" di Luisella Nuovo

Recensire il testo di Luisella Nuovo, Costruire comunità attraverso le parole. Lettura condivisa, narrazione e benessere a Mirafiori Sud (MdS, 2026), da bibliotecaria, avendo seguito da vicino l'esperienza che vi è raccontata, richiede una premessa onesta: non si tratta di una recensione neutrale. È la lettura di chi ha scelto di osservare e accompagnare un progetto nato fuori dalle biblioteche, e che proprio per questo le interroga dall'interno.

LeggiAmo | Letture condivise a KM0 nasce nell'autunno del 2020 da un post su una bacheca digitale di quartiere. Luisella Nuovo, psicologa del lavoro e delle organizzazioni e abitante attiva di Mirafiori Sud, scrive una frase semplice su una piattaforma sperimentata da Planet Smart City: «C'è qualcuno o qualcuna che avrebbe voglia di leggere insieme a voce alta?». Non c'era ancora un progetto, né un metodo. C'era però un bisogno: aprire uno spazio di parola in un tempo - la pandemia - che aveva rarefatto ogni forma di prossimità. La risposta risultò sorprendente. Da quel primo invito, con il supporto della Cooperativa Mirafiori, nasce un gruppo che non ha una sede fissa né un'istituzione alle spalle: si riunisce alla Locanda nel Parco d'estate, alla Casa nel Parco d'inverno, e dal gennaio 2026 al Circolo AIEF, sempre a Mirafiori Sud. Ho seguito da vicino questa esperienza: la scheda di LeggiAmo è stata tra le prime, per un gruppo esterno alle Biblioteche civiche torinesi, a essere inserita sul sito web nel censimento del progetto Leggermente - un passaggio che segnala come un'iniziativa nata dal basso, senza sede fissa né istituzione di riferimento, sia stata fin da subito riconosciuta come presenza energeticamente dinamica nel panorama culturale del territorio.
Non è un caso isolato: la ricerca S.T.O.R.I.E. condotta da Chiara Faggiolani per il Biblab della Sapienza ha mappato 1.253 gruppi attivi in Italia, rilevando che partecipa a un GdL 1 lettore su 80 e 1 frequentatore di biblioteca su 20. Il fenomeno è capillare, radicato, e a volte largamente sottovalutato dalle stesse istituzioni che lo ospitano, con eccezioni significative, come le Biblioteche civiche torinesi, che da anni vi dedicano risorse ed energie. In questo contesto il libro di Nuovo arriva come contributo tempestivo: non una fotografia dall'esterno, non una teoria senza corpo, ma la testimonianza di qualcuno che ha costruito qualcosa di reale in un luogo reale, e ha poi trovato le parole per restituirlo.

Il volume di Nuovo è strutturato in quattro parti che scandiscono un movimento preciso: Capire: teorie e cornici, Fare: il caso Mirafiori Sud, Comprendere: l'analisi dei dati, Moltiplicare: prospettive e futuri possibili. La scansione non è solo formale: rispecchia la postura epistemologica dell'autrice, che si colloca esplicitamente in una doppia prospettiva - quella della psicologa che osserva il gruppo e quella della persona che per prima si è seduta a leggere ad alta voce. È questa sovrapposizione di sguardi, mai nascosta né risolta artificialmente, a dare al testo una qualità rara: la teoria non fluttua sopra la pratica, ma la abita. Faggiolani, in Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza (Laterza, 2025), sceglie una strada diversa - l'analisi qualitativa di esperienze diverse, le storie di vita raccolte in contesti eterogenei su scala nazionale - ma giunge a una convinzione analoga: che le comunità della conoscenza si comprendano davvero solo dall'interno, solo abitando la dimensione relazionale che producono. I due libri si leggono bene insieme proprio perché hanno scale diverse: uno guarda al gruppo di lettura come caso specifico, l'altro racconta un arcipelago più vasto di pratiche di lettura condivisa.

La prima parte del volume costruisce con rigore le cornici concettuali. Attraverso Jerome Seymour Bruner, Uri Hasson, Karl Emmanuel Weick, Jack Mezirow e una solida letteratura sull'educazione degli adulti, Nuovo mostra come la narrazione non sia un ornamento dell'esperienza umana ma il suo modo di darsi forma. Il neural coupling - la sincronizzazione cerebrale tra chi legge e chi ascolta documentata dalle ricerche di Hasson - fornisce una base empirica all'intuizione che chiunque abbia partecipato a una lettura ad alta voce riconosce come vera: quando una voce attraversa un testo condiviso, accade qualcosa che non è solo trasmissione di informazioni. 

Un capitolo specifico è dedicato al Digital Storytelling come dispositivo di memoria collettiva ed empowerment: il progetto DST di LeggiAmo - consultabile integralmente a questo link - è la prova più concreta di questa capacità. Non una semplice presentazione del gruppo, ma una tessitura di memorie collettive: cinque anni di incontri, voci dei partecipanti, testimonianze delle realtà partner, immagini dei luoghi e delle persone. Il Digital Storytelling non archivia il passato: lo restituisce come patrimonio comune, mostrando come un gruppo di lettura possa diventare, nel tempo e attraverso le relazioni, un attore riconoscibile della vita culturale e civica di un territorio. 
Faggiolani, in Libri insieme, chiama questo processo «dinamizzazione della lettura», ipotizzando in un futuro una formazione dedicata, un percorso strutturato per «dinamizzatori della lettura» in cui si possa apprendere «l'arte della dinamizzazione della lettura», con un focus sulla bibliodiversità. Questo processo di valorizzazione della lettura sarebbe una fase nuova nella filiera del libro, dopo produzione, distribuzione e promozione - e andrebbe collocato nel quadro più ampio delle comunità della conoscenza. Nuovo lo dimostra dall'interno: il Digital Storytelling di LeggiAmo è esattamente la testimonianza di un'esperienza di dinamizzazione - un intreccio di libri, luoghi e persone - che ha generato un impatto reale su chi l'ha attraversata. 

Il cuore del volume è la seconda parte, dedicata a Mirafiori Sud e alla nascita di LeggiAmo. Il ritratto del quartiere che Nuovo costruisce nel Capitolo 4 merita una lettura attenta anche fuori dal contesto del libro. La distinzione tra «quartiere fragile» e «quartiere fragilizzato» - la prima una condizione intrinseca, la seconda il risultato di processi storici, istituzionali e narrativi - non è solo terminologica. È una posizione epistemologica e politica: Mirafiori Sud non manca di risorse umane, mancano gli spazi e le condizioni perché si trasformino in azione collettiva. La Biblioteca civica Cesare Pavese, il Punto di Servizio Bibliotecario di via Negarville - aperto nell'autunno 2025 dopo anni di richieste, il Circolo AIEF, la Cooperativa Sociale I Passi, il gruppo spontaneo Donne di Mirafiori Sud, Casa nel Parco: Nuovo mappa con precisione il tessuto già esistente, nel quale LeggiAmo si inserisce non come proposta calata dall'esterno ma come forma di riconoscimento e attivazione di ciò che già c'era. Anche Faggiolani raccoglie testimonianze da contesti periferici e pone con chiarezza un avvertimento che vale anche qui: le comunità della conoscenza rischiano di concentrarsi dove ci sono già persone con tempo, energia e carisma, rischiando di produrre nuove disuguaglianze anziché ridurle. La risposta di Nuovo è nella scelta stessa del campo, ma la domanda rimane aperta per chi vorrà portare questo modello altrove.

Il metodo di conduzione descritto nel Capitolo 5 è uno dei contributi più utili per chi lavora con i gruppi, e uno dei punti in cui la convergenza con altri autori del settore è più netta. Luigi Gavazzi, giornalista e copywriter che da oltre venticinque anni si occupa di fenomenologia della lettura, ha sviluppato nei suoi due libri - I gruppi di lettura. Come, dove e perché leggere insieme (Editrice Bibliografica, 2019) e Le voci dei lettori. Come creare (e condurre) un gruppo di lettura inclusivo (Editrice Bibliografica, 2022) - una visione della conduzione molto affine a quella di Nuovo. Per Gavazzi, nel testo Le voci dei lettori (2022), il GdL è innanzitutto aperto, plurale, pubblico e democratico perché leggere insieme e poterne parlare ha il potere di abbracciare e includere le differenze, perché ciascuno è un lettore unico ma anche sempre in relazione con altri lettori. La conduzione non è direzione ma creazione di uno spazio pubblico in cui gli orizzonti di vita di ciascuno possano dialogare attraverso le esperienze di lettura e trovare forma di riconoscimento collettivo. Già in I gruppi di lettura, sul piano pratico, Gavazzi affidava al coordinatore un compito preciso: proteggere «l'ecosistema di espressione delle diverse letture nel gruppo». Un'immagine ecologica più che gestionale: in Le voci dei lettori scrive che il lavoro di chi coordina dovrebbe essere «il meno invasivo possibile» ma di «sensibile partecipazione». Nuovo condivide questa impostazione e la traduce nella pratica concreta di LeggiAmo: una «conduzione "leggera", non direttiva», in cui «il testo diventa un "terzo" che media le relazioni», protegge la vulnerabilità, offre distanza di sicurezza, rende possibile l'espressione personale senza esposizione eccessiva. Quello che Nuovo descrive, del resto, è il proprio profilo di conduzione, costruito nel tempo attraverso l'esperienza diretta: e proprio per questo ha il valore di una testimonianza autentica, non di un modello da imitare. 

La modalità di LeggiAmo è volutamente asincrona: ciascun partecipante porta un testo diverso scelto attorno al tema concordato dal gruppo nell'incontro precedente, e la pluralità di libri in gioco - invece di un unico testo comune - amplia naturalmente il campo del confronto e dell'ascolto. Il clima che ne risulta non è dato per scontato ma costruito intenzionalmente, incontro dopo incontro. Quando il gruppo partecipa a iniziative del territorio - Leggermente, AmMira Festival, il Salone Off del Salone del Libro - adotta invece la struttura classica: si legge lo stesso testo in sincrono per arrivare all'incontro pubblico con uno sguardo già condiviso.  

Il Capitolo 6 è il più ricco narrativamente: le voci dei partecipanti, raccolte attraverso questionari anonimi, videointerviste e Digital Storytelling mostrano trasformazioni che Nuovo descrive come micro movimenti, piccoli spostamenti interiori che non hanno la dimensione dell'evento ma quella del quotidiano. Il gruppo non risolve la solitudine, ma la attraversa insieme, e questo già cambia qualcosa. La ricerca S.T.O.R.I.E. documenta questo processo su scala più ampia individuando cinque archetipi di GdL in base alla socialità espressa - le pioniere della lettura, le cercatrici di senso, le compagne di storie, le lettrici attiviste, le specialiste della lettura (una declinazione al femminile che non è scelta stilistica ma dato di realtà) - e rileva che il GdL ideale, secondo chi lo frequenta, dovrebbe essere inclusivo, aperto, senza gerarchie, coinvolgente. Lo stesso studio offre un ulteriore dato che fa riflettere: il 95% dei coordinatori dichiara che il GdL porta benefici nella sfera privata dei partecipanti, e l'82% ritiene che possa costruire dialogo intergenerazionale. LeggiAmo, con la sua composizione trasversale per età e la sua struttura a tema aperto, incarna entrambe queste possibilità con una specificità metodologica che i dati aggregati non possono restituire. E corrisponde anche a quel GdL ideale - inclusivo, aperto, senza gerarchie, socialmente e individualmente coinvolgente - non per dichiarazione ma per costruzione quotidiana del clima: è precisamente questa la differenza tra un'aspirazione e una pratica che il libro di Nuovo documenta con precisione. 

La terza parte presenta i dati. Lo studio di caso integra osservazione partecipante, questionario anonimo compilato da 22 partecipanti, testimonianze narrative e materiali del Digital Storytelling in una logica di triangolazione. I risultati numerici non hanno pretese di generalizzabilità - il campione è piccolo e situato - ma sono coerenti con quanto emerge dalle testimonianze qualitative: il 73% riferisce un miglioramento del benessere emotivo, il 36% un cambiamento nelle relazioni interpersonali. Cinque nuclei tematici emergono dall'analisi qualitativa: benessere e regolazione emotiva condivisa, ascolto reciproco e riconoscimento, appartenenza e radicamento al territorio, agency e autoefficacia narrativa, memoria collettiva e continuità del sé. Sono categorie che qualunque bibliotecario che lavori con i GdL riconoscerà immediatamente, ma che raramente vengono sistematizzate con questa chiarezza. La ricerca S.T.O.R.I.E. introduce a questo proposito il concetto di «socievolezza letteraria»: una socialità organizzata attorno al testo, che agisce come antidoto alla solitudine non in astratto ma attraverso il rinforzo concreto della pratica di lettura, capace di generare routine che scandiscono la vita quotidiana. LeggiAmo, con la sua struttura a tema, sposta leggermente i termini della questione: non un testo comune ad ancorare la socialità, ma un tema condiviso - una variante che la ricerca non descrive direttamente, ma che ne condivide lo spirito.

La quarta parte guarda oltre l'esperienza di LeggiAmo: le condizioni necessarie per replicare il modello (un luogo accessibile, un tempo costante, un gruppo aperto, una rete di partner), il ruolo del conduttore come custode del clima piuttosto che esperto del testo, e un toolkit di dodici idee pratiche per portare la lettura nei territori fragili. Non sono ricette né protocolli, scrive Nuovo: sono «piccoli semi che possono germogliare ovunque». Il libro non pretende di teorizzare un modello universale di conduzione: racconta una pratica situata (situated practice), nata da una persona e da un territorio ben definiti, con partecipanti influenzati dalle loro storie personali. Gavazzi, che ha osservato e documentato nel tempo una pluralità di esperienze e profili di conduzione molto differenti tra loro, conferma che non esiste un formato unico: esistono tante forme di conduzione quante sono le persone e i contesti che le generano. È un avvertimento utile per chi legge questo libro cercando un manuale prescrittivo: non lo troverà, e questo è il suo pregio maggiore.

Dal punto di vista di chi lavora in biblioteca, il libro pone inoltre almeno due questioni che non si possono eludere.

La prima riguarda il luogo: LeggiAmo non ha scelto una biblioteca come sede ma si è insediato in altri luoghi del quotidiano. Questo non è un limite ma un dato su cui riflettere: la biblioteca, per essere davvero al servizio del territorio, deve anche saper riconoscere e accompagnare ciò che nasce fuori da sé, non solo ospitare ciò che si genera al suo interno - come dimostra la collaborazione che il Gruppo di Lettura Cesare Pavese e, più lontano territorialmente, il Gruppo di lettura Villa Amoretti hanno costruito con LeggiAmo: anche i gruppi di lettura esterni possono trovare nella biblioteca un interlocutore.

La seconda questione riguarda la bibliodiversità, la pluralità di voci, editori e linguaggi che il mercato tende a comprimere, scudo protettivo nei confronti della standardizzazione culturale. La ricerca S.T.O.R.I.E. rivela che il 59% dei GdL conosce poco o per niente l'editoria indipendente, e che le scelte di lettura sono spesso condizionate dalla visibilità mediatica e dalla disponibilità in biblioteca. LeggiAmo, con la sua struttura a tema aperto, offre una risposta parziale a questo problema: portare testi diversi sullo stesso argomento allarga naturalmente il campo editoriale rispetto alla scelta di un unico titolo. Ma Faggiolani pone la questione in modo più radicale: la bibliodiversità non si pratica senza conoscerla, e questo chiama in causa direttamente il ruolo della biblioteca come luogo di orientamento e formazione alla scelta. È un compito che il libro di Nuovo non affronta esplicitamente, ma che la sua esperienza implica: un coordinatore informato è anche un mediatore editoriale.

Il libro di Luisella Nuovo, le ricerche di Faggiolani e i lavori di Gavazzi, letti insieme, compongono un quadro che nessuna singola prospettiva potrebbe restituire da sola. Tutti e tre portano alla stessa conclusione: i gruppi di lettura sono molto più di quello che sembrano, sviluppano e potenziano quella capacità narrativa attraverso cui, come ricorda il filosofo Paul Ricoeur, l'identità personale prende forma e diviene (cfr. Percorsi del riconoscimento). Le testimonianze riportate in Costruire comunità attraverso le parole lo confermano attraverso la categoria dell'agency e autoefficacia narrativa: non è un effetto secondario dell'esperienza, ma uno dei suoi prodotti più duraturi.

Testo di Stefania Marengo (Biblioteche civiche torinesi)

📚 Luisella Nuovo presenterà il libro il 7 ottobre 2026, alle 17,30, a Villa Amoretti: scopri l'evento.

Appare in