Due storie diverse

Marinella_Venegoni

Tutti figli di immigrati algerini, Les Negresses Vertes provengono da una realtà di estrema povertà, violenza e soprusi: il loro iniziale percorso li vede suonare negli androni dei condomini, nelle stazioni metropolitane, sui marciapiedi della multirazziale Parigi, con chiare influenze popolari, andaluse, gitane, reggae e ska e una smodata passione per il valzer, la polka, il flamenco. L’inarrestabile successo a cavallo fra gli anni ‘80 e ’90 viene improvvisamente arrestato dalla morte per overdose del carismatico cantante Helno. Tuttavia, dopo un lungo periodo di silenzio, Les Negresses Vertes hanno ricominciato a pubblicare dischi ma soprattutto a tenere concerti dal vivo, in cui sono nuovamente riusciti, con la verve, la carica e l’energia che li ha sempre contraddistinti, a comunicare la voglia di cantare per divertirsi.

Michael Scott, anima del collettivo e cantante, fonda i Waterboys nel 1982: all’inizio erano un gruppo rock con radici affondate in un suono tipicamente anni ’80, ma si intuisce fin da subito che il percorso artistico della band è indirizzata ad un rinnovamento del folk-rock britannico aggiornandolo alle istanze post-punk degli anni ’80. Oltre trenta musicisti si sono esibiti nel corso della loro carriera, alcuni rimanendo per brevi periodi, altri per lunghi periodi, con significativi contributi, ma Michael Scott è stato il creatore e il principale autore delle canzoni in tutta la storia del gruppo. La capacità di rinnovarsi ed esplorare nuovi percorsi musicali, dal rock al folk, dal gospel al country, passando per la music popolare irlandese, ne hanno fatto uno dei collettivi più interessanti del panorama della musica internazionale.

Due storie diverse

Per seguire i percorsi della musica più inquieta che cerca una nuova dimensione, due interessanti occasioni in questi giorni: stasera al Big sono di scena Les Negresses Vertes, e domani al Colosseo i Waterboys. Due gruppi con storie e temperature musicali assai diverse e significative. Con i dodici giovani parigini Les Negresses Vertes siamo nei territori della sensibilità più latina e agli albori di una carriera, chiusa finora in un delizioso lp che esplora a tutto campo, con forti tentazioni cabarettistiche, la tradizione della musica mediterranea, fra tanghi e fisarmoniche; ma un occhio attento è anche rivolto alla cultura punk: non a caso il gruppo si definisce “figlio dei Sex Pistols e di Edith Piaf”. Formatisi nell'87, sono una band acustica composta di otto musicisti e quattro vocaliste; e ancora non gli pare vero di esser capaci di fare spettacolo: fino a un paio d'anni fa erano clown ma anche impiegati di banca, pescatori, operai. La loro esibizione al Big, a cura di Tam Tam Syndacate, è impaginata all'interno di un party, che comincia alle 22, “Alligalli”. I biglietti si trovano in prevendita allo stesso Big, da Maschio, Ricordi, Rock & Folk, Discolò. Con i Waterboys, di scena domani sera al Colosseo, si entra invece in un corroborato clima celtico, già consegnato alla storia della musica giovane per via delle numerose e contraddittorie imprese di Mike Scott, il leader, e dei suoi compagni, culminate negli ultimi tempi in un disco bellissimo, Fisnerman's Blues, pieno di citazioni, da Guthrie a Yeats. Degli inizi, con lo scozzese Mike Scott, è rimasto soltanto Anto Thisthlethwaithe, nome impronunciabile di un inglese sassofonista, autore, chitarrista. Ora con loro ci sono Steve Whickham al violino, Trevor Hutchinson al basso, Noel Bridgeman alla batteria, Colin Blakey al flauto e Sharon Shannon alla fisarmonica; ma la tendenza è di esser intercambiabili, e l'aspirazione di non bagnarsi mai due volte nella stessa musica. L'ispirazione giovanile di Scott era il rock intimista, poetico, ma anche passionario, da Van Morrison a Lou Reed a Dylan. Da quando, stabilmente, si è stabilito con i suoi a Dublino, in Irlanda, i suoni dei Waterboys hanno preso una direzione folk molto più evidente. A Dublino sono quasi più amati degli U2 (rei di troppo successo), e ogni loro concerto è un happening sul quale i giornali giovanili fanno scorrere fiumi d'inchiostro.

Marinella Venegoni - «La Stampa», 29 novembre 1989

Di Renzo Bacchini

Rielaborazione grafica di Roberta Di Martino

Proposte discografiche su Les Negresses Vertes dal catalogo BI.TO

Proposte disco-bibliografiche sui Waterboys dal catalogo BI.TO