Il canto dei contadini fa l’effetto rock
Giovanna Marini (Roma, 1937-2024) si è da sempre contraddistinta per l’attenzione e lo sguardo rivolto agli strati più disagiati, dipingendo, con la sua voce, attraverso il vasto patrimonio dei canti di tradizione orale, un grandioso affresco epico. La scoperta della musica popolare, lo studio attento da cui prende le mosse, sono stati gli elementi portanti di una artista che ha contribuito come pochi altri alla diffusione, riscoperta, trascrizione e rilettura di un genere che ha riportato in superficie repertori perduti e dimenticati. Molto scalpore ha destato la Prima Rassegna della canzone popolare di protesta vecchia e nuova L’Altra Italia” alla Casa della Cultura di Milano, a cui partecipò con il Nuovo Canzoniere Italiano e successivamente con lo spettacolo “Bella ciao”, in scena per la prima volta al Festival dei due mondi di Spoleto (1964), che tanto scalpore fece per le provocazioni lanciate contro la borghesia del tempo. Insomma, un personaggio cui Marinella Venegoni riconosce valore assoluto, in una Italia che, ieri come oggi, troppo spesso, non ha saputo dare valori alle tradizioni più genuine
Il canto dei contadini fa l’effetto rock
Il resto d'Europa ha continuato negli anni a seguirla e amarla, ma ora Giovanna Marini sta vivendo una seconda giovinezza artistica anche nel nostro paese, a lungo troppo pigro e televisivo per coltivare il gusto d'un mondo raffinato come quello della Marini, cantautrice di ricerche e passioni rigorose. A riaccendere l'attenzione, una collaborazione non nuova per lei con un cantautore che si spende pochissimo, Francesco De Gregori, con cui nell'82 aveva interpretato brani del Titanic. Insieme hanno inciso canti della tradizione popolare nel bellissimo Il fischio del vapore, e sull'onda della felice collaborazione era seguito un secondo album Buongiorno e buonasera - ancora straordinario e tutto suo, sempre prodotto dal cantautore romano. E proprio queste ballate, cronache e memorie drammatiche o spiritose, cantate e spesso recitate come il rap di oggi, sono state al centro del primo dei tre differenti concerti che al Teatro Eliseo hanno esplorato fino a ieri sera tutto l'universo dell' artista. Il debutto è stato di folgorante intensità, accompagnato dalla presenza in teatro dei due ritrovati “fratelli” De Gregori e Venditti, e amplificato dalla prima volta della sessantasettenne artista con una band elettrica maschile, Gli animali marini. A vederla lì sul palco, semplice, perfino scarna, nella sua naturalezza di persona senza addobbi né infingimenti scenici, pareva di riacchiappare dal fondo del tempo la magia immediata e trascinante che aveva fatto il Ci ragiono e canto e aveva rivelato alla società distratta e affluente degli Anni '60 quanta forza creativa, anche quanta vera, sorprendente, modernità, ci fosse nelle radici della tradizione. Una drammatica cesura cronologica era come se lì, sul palco dell'Eliseo, si fosse all'improvviso saldata. Ma poi, quando la Marini ha cominciato a cantare - a riprendere le storie e le filastrocche d'un tempo lontano, a raccontare con Il prete spretato la nascita dei comunisti cattolici nei primi Sessanta, a riflettere sul dopo 11 settembre con La torre di Babele o sul dramma delle Fosse Ardeatine - allora subito si è avvertito che però, davvero, il tempo non solo è passato, ma questo passaggio è stato tanto rapido, tanto fulmineo, da appiattire la dimensione della realtà, il flusso e il processo della storia. Nel riascoltare quelle memorie ancora fumanti, s'aveva immediatamente drammatico il senso del vuoto che ci sta alle spalle, mostrandoci quanto la velocizzazione impressa dalle forme della comunicazione e dal vissuto delle esperienze comuni abbiano lasciato ferite aperte, amnesie terribili, che facendo confondere la storia con i ricordi impediscono l'elaborazione del nostro tempo collettivo. Avvicinandosi alla formula elettrica della rockband, Giovanna Marini aveva intanto in questi mesi elaborato una sua affascinante teoria: “Fino a due anni fa, non ho mai avuto bisogno di amplificazione quando andavo in giro con il quartetto vocale con le mie compagne. Poi ho visto che i ragazzi vogliono l'amplificazione: non perché vogliono sentire, ma perché vogliono provare quel colpo allo stomaco che io provo quando sento i contadini cantare. I contadini quando cantano insieme spingono la voce fino a provocare battimenti, cioè onde sonore quadre invece che sinusoidali che si sentono proprio con lo stomaco. Gli stessi battimenti provoca la musica rock, che ti entra nel corpo: e lo dico in termini fisici”. E qui, davvero, ci pare che con la spiegazione dell'illustre studiosa, si quadri pure il cerchio della musica popolare.
Marinella Venegoni - «La Stampa», 8 novembre 2003
Di Renzo Bacchini
Rielaborazione grafica di Roberta Di Martino