Storia di una bibliotechina

Volume con timbro di biblioteca circolante

di Francesca Davida Pizzigoni

Il prezioso ritrovamento da parte della Biblioteca Civica centrale di Torino di un pacco di vecchie schede di catalogazione, e il significativo studio condotto su di esso dall’Ufficio Studio locali della Biblioteca medesima, ci permettono oggi di ricostruire un interessante tassello della storia torinese.

Si tratta della storia della Bibliotechina S, cioè della Biblioteca municipale popolare circolante identificata con la lettera S, che corrispondeva alla bibliotechina ubicata presso la scuola elementare Cena di strada San Mauro.

Ma procediamo con ordine: cosa sono le “Biblioteche circolanti”?

Esse erano semplicemente le biblioteche che concedevano i libri in prestito. Infatti, mentre oggi è una prassi abituale, fino ai primi anni del Novecento non lo era. A Torino per esempio, la città era dotata di una Biblioteca Civica fin dal 1869 grazie alla lungimirante visione di Giuseppe Pomba ma, in linea con la consuetudine del periodo, lo Statuto sottolineava come essa fosse unicamente luogo di consultazione e studio. Solo a partire dal maggio 1905 la Biblioteca civica torinese iniziò a consentire il prestito dei libri ma unicamente quelli di una “sezione speciale”, i cui testi potevano uscire dai locali comunali per arrivare nelle case dei lettori. E il prestito comunque era concesso solo adAmministratori del Comune, impiegati e insegnanti dipendenti dal Municipio di Torino, in attività di servizio ed a riposo.

Quando nascono le Biblioteche circolanti e perché?

La storia delle Biblioteche circolanti è strettamente connessa con la storia delle Biblioteche Popolari cioè quelle dedicate alla formazione culturale del popolo. Il concetto di Biblioteca infatti storicamente era associato a luogo di studio e di consultazione rivolto a una classe sociale medio-alta o comunque a professionisti o, per meglio dire attraverso le parole presenti sul citato Regolamento della Biblioteca Civica di Torino, rivolto a «coloro i quali professano un’arte od una industria o desiderano di trovare un nobile ed utile svagamento alle loro fatiche quotidiane».
Le Biblioteche popolari, al contrario, avevano lo scopo di diffondere la cultura nelle classi più modeste. Il loro sviluppo in Italia è parallelo alla storia dell’Italia Unita: nel 1861 infatti a Prato, per iniziativa di Antonio Bruni, nasce la prima biblioteca popolare che è già circolante. Bisogna contestualizzare il concetto di biblioteca popolare e la sua natura circolante nell’ambito della situazione generale dell’istruzione nel nostro paese, nella nascita e sviluppo di un sistema scolastico nazionale, nella lotta all’analfabetismo, nel bisogno di fornire stimoli culturali a una popolazione a cui la legge sull’obbligo scolastico (Casati, 1861) imponeva la frequenza scolastica per soli 2 anni (dai 6 agli 8 anni di età, cioè le classi elementari “inferiori”). Risulta evidente che un cittadino che avesse voluto continuare a leggere, senza incorrere nel fenomeno assai diffuso dell’analfabetismo di ritorno, avesse necessità di portare con sé, nella propria abitazione, i libri.
Le biblioteche popolari erano rivolte a una vasta ed eterogenea gamma di lettori, di qualsiasi età e spaziavano nei diversi generi letterari al fine di rispondere alle esigenze di tutte le tipologie di utenti possibili.
Queste biblioteche popolari, che si avviavano per lo più per iniziativa di singole persone che poi si riunivano in Consorzi di promozione alla lettura, spesso erano ubicate all’interno di edifici scolastici. La scuola infatti nella realtà di molto Comuni nella seconda metà dell’Ottocento rappresentava spesso l’unico presidio culturale e quindi luogo di riferimento.

E a Torino quando nascono le Biblioteche circolanti?

La prima proposta di dotare anche la Città di Torino di una Biblioteca circolante risale al 1893 quando Alberto Geisser (Torino, 1859-Roma, 1929) - figura poliedrica, banchiere di professione, consigliere comunale a Torino dal 1906 e 1919, e soprattutto filantropo attraverso attività assistenziali e a sostegno dell’istruzione popolare - redige lo scritto Deve Torino avere una biblioteca pubblica circolante? Argomentando la sua proposta attraverso esempi internazionali, l’autore ritiene che la collezione della Biblioteca Civica debba divenire circolante e cioè debba imprestare i libri ai lettori.

L’idea di Geisser è differente rispetto alle biblioteche popolari circolanti già esistenti perché in questo caso lui immagina proprio che sia la collezione della Biblioteca civica - quindi una collezione creata e gestita con fondi pubblici e sotto la supervisione scientifica municipale - a dover andare in prestito. E’ consapevole infatti che il catalogo delle biblioteche popolari circolanti spesso è inadeguato o di scarso valore, realizzato per lo più tramite donazioni di libri messi insieme in maniera non strutturata e ragionata.
La proposta di Geisser non sortì l’effetto sperato. 
In realtà, però, ci pensano le scuole a “muoversi” e a organizzarsi creando la loro “Biblioteca circolante”.
La scuola elementare Monviso (oggi Carducci-Lorenzo il Magnifico in corso Matteotti), per esempio, si pregiava di aver avviato già nel 1893 grazie a una iniziale donazione del direttore implementata negli anni successivi da elargizioni degli editori Bocca e di Geisser, una biblioteca circolante dotata anche di un suo statuto, di una commissione direttrice e di abbonamenti a periodici per ragazzi e insegnanti. La scuola Rosmini, sezione femminile, aveva autonomamente creato una collezione di circa cinquanta volumi con il contributo collettivo delle allieve che li potevano prendere in prestito per sé e per i loro familiari, sotto il vigile controllo di una studentessa che svolgeva le mansioni di segretaria della biblioteca.

Ma l’esigenza si allarga arrivando ad attirare l’attenzione del Consiglio Comunale: i verbali della Giunta Municipale del 1896 riportano tra gli argomenti affrontati in più sedute la discussione sull’opportunità o meno di offrire in prestito i libri della biblioteca civica e nellaseduta del 30 giugno 1897 la Giunta municipale stabilisce finalmente di istituire «in via di esperimento» biblioteche circolanti presso alcune scuole elementari municipali (ASCT, Affari Istruzione, 137, 1898).  Nascono così le Biblioteche municipali scolastiche circolanti(che non sono ancora le bibliotechine di cui parliamo con la storia della Bibliotechina S) le cui dotazioni dovevano essere create con i duplicati e le eccedenze della Biblioteca civica.

Queste biblioteche sperimentali erano 5 e si stabilisce di crearle presso le scuole elementari Aurora, Boncompagni, Rayneri, Rignon e Vanchiglia.
Il regolamento specifica che il nuovo servizio era rivolto agli insegnati, agli allievi e ai loro genitori e, a differenza della Biblioteca civica, avrebbe dovuto comprendere il prestito delle opere. La direzione di tutte le biblioteche circolanti scolastiche faceva capo alla Biblioteca civica.

Gli sviluppi dell’esperienza torinese a inizio Novecento

Le attività delle Bibliotechine municipali scolastiche circolanti proseguono nel tempo e il Comune nella loro gestione si appoggia anche a una nuova iniziativa che vede la luce nel 1906 a Torino: ispirati dall’approvazione dello Statuto delle Bibliotechine gratuite delle Scuole elementari del Regno (relativo all’esperienza bolognese promossa da Clara Archivolti Cavalieri)[i], viene fondato il Consorzio provinciale per le Bibliotechine Gratuite nelle Scuole Elementari con lo scopo di «promuovere ed aiutare la formazione di Biblioteche gratuite per le scuole elementari della Provincia di Torino» (ASCT, Affari Istruzione, 237, 1906). Il Consorzio si era creato per volontà di privati cittadini che già si erano distinti per le loro opere a favore delle biblioteche per i più giovani: Alberto Geisser, l’ex ministro Paolo Boselli (che si trovava in quegli anni a Torino non solo in qualità di direttore del Regio Museo Industriale Italiano ma anche di presidente del Consiglio provinciale) e Ildegarde Occella Trinchero, nobildonna «colta e severa, di convinta fede nazionalista» (Alovisio, 2016, p. 47) sempre al fianco di Geisser nelle varie iniziative educative, presidente del Sotto Comitato femminile della Società Dante Alighieri e animatrice dal 1909 dell’Istituto Nazionale della Biblioteca del Soldato.
Il Consorzio, stando al suo catalogo, procurava a ogni classe scolastica che ne facesse richiesta un piccolo scaffale contenente una trentina di testi adatti alla classe a cui erano destinati, distinguendo tra libri per le scuole rurali e quelli per le scuole urbane. Si fonderà poi con il Consorzio che si occupava di distribuire gratuitamente alle scuole i materiali didattici per le Proiezioni Luminose, assumendo quindi il nome di Consorzio Nazionale per Biblioteche e Proiezioni luminose.
Nel 1911 vi è un nuovo cambiamento: la Circolare ministeriale n. 36 del 26 luglio 1911 all’articolo 2 specifica che «le bibliotechine debbono farsi per ogni classe, escluse naturalmente la prima e la seconda». Ma questo aspetto riguarda specificamente le scuole o meglio la “vita scolastica” cioè quella di alunni e docenti.
Invece per il resto della popolazione?

Nascita delle Biblioteche municipali popolari circolanti

Ulteriore novità avviene nel 1914 quando il Municipio avvia una nuova sperimentazione atta a centralizzare la gestione questa volta delle biblioteche popolari pur dislocandole capillarmente sul territorio, sempre utilizzando le sedi scolastiche, per agevolare l’accesso alla lettura da parte di tutta la popolazione, anche dei quartieri più lontani dalla Biblioteca Civica. Nascono così le “biblioteche municipali popolari circolanti”. Come si evince anche dal loro nome, tali biblioteche non erano destinate agli studenti, ma a tutta la popolazione ed erano state pensate come una rete di biblioteche popolari, da dislocare nei sobborghi e destinate alle classi lavoratrici
La gestione viene affidata al Consorzio Nazionale per Biblioteche e Proiezioni luminose ma la Commissione permanente della Biblioteca civica volle a sua volta ricoprire un ruolo nel progetto, avocandosi «una specie di patronato morale e di sorveglianza generica».

Le prime quattro biblioteche municipali popolari circolanti vennero aperte il 17 gennaio 1914 nelle sedi delle scuole Pestalozzi, De Amicis, Manzoni e Borgo San Paolo. Ciascuna sede doveva essere dotata di 1500 volumi.
Dato il successo riscosso dalle prime quattro Biblioteche municipali popolari presso il pubblico (il 30 giugno 1914 gli iscritti al servizio prestito risultavano complessivamente 1513, mentre i prestiti accordati ammontavano a 7419), nella sessione del 19 ottobre 1914 la Giunta approvò il disegno per crearne altre quattro. Queste nuove biblioteche sarebbero state collocate nelle scuole Regio Parco, Muratori e Vittorino da Feltre.
Nel 1915 si iniziò a valutare l’ipotesi di estendere ulteriormente il servizio bibliotecario municipale sul territorio cittadino. Infatti nell’aprile 1915 era stata avanzata dagli abitanti la domanda di una biblioteca che fosse rivolta alla popolazione di Borgo Vittoria, e, a maggio, era pervenuta una richiesta analoga a beneficio di Borgo Po. L’Amministrazione riteneva poi che, nel soddisfare queste istanze, sarebbe stato opportuno cogliere l’occasione per aprire anche una terza biblioteca per la borgata di Cavoretto e il borgo Pilonetto.
Nel 1916 vennero effettivamente aperte le biblioteche nelle scuole di Borgo Vittoria, Borgo Po, Cavoretto e Pilonetto.  Nel 1924 vennero invece avviate quelle nelle scuole dei quartieri Lucento, Crocetta, Madonna del Pilone, Sassi e Madonna di Campagna.
Nel 1925 Torino si era già quindi dotata di 16 biblioteche municipali popolari circolanti che erano state capaci di offrire al prestito in un anno 32.000 volumi. La forza di queste biblioteche viene vista nel fatto che, portando a casa il libro, leggono uomini, donne, vecchi e giovani. In tal modo il libro portato a casa assolve intieramente la sua funzione: diverte, istruisce, è argomento di discorsi e discussioni in famiglia onde non solo si approfondisce e amplia il senso delle cose lette ma si crea un simpatico vincolo intellettuale tra i membri della famiglia (Rivista Torino, 1926).
Venne istituita una biblioteca scolastica circolante nel 1927 presso le scuole Mazzini e Rayneri e, infine, nel 1934 anche una in Regione Barca.
Il Consorzio nazionale esercitò la gestione delle Biblioteche municipali circolanti fino al 1937, quando essa fu presa in carico dalla Biblioteca Civica Centrale. Viene contemporaneamente creato l’Ispettorato per le Bibliotechine popolari municipali circolanti assegnandovi personale con competenze specifiche “sia tecniche sia amministrative”. A questo Ispettorato viene assegnato un Ispettore alle dipendenze del Direttore della Biblioteca civica e si occupa di tutte le mansioni, dalla proposta di acquisto di libri, alla schedatura, ai lavori bibliografici, alla compilazione di statistiche, alla supervisione del buon funzionamento delle varie bibliotechine.
Il successo delle Bibliotechine è inarrestabile: dai 32.000 prestiti annui del 1926, nel 1939 si è passati a più di 207.000 volumi!

Intanto nel 1938 era stata aperta anche la Biblioteca municipale popolare circolante Centrale, in corso Vittorio Emanuele 21.
Durante la seconda Guerra mondiale, le Bibliotechine continuano il servizio, riducendo l’orario a 3 ore di apertura il sabato pomeriggio. I bombardamenti su Torino portano al danneggiamento grave di alcune scuole e di conseguenza anche delle loro bibliotechine ma i danni complessivi sono ridotti alla dispersione di 1732 libri. Al momento della Liberazione erano rimaste intatte e attive 12 bibliotechine e grazie ad un ampio lavoro di ripristino e di riorganizzazione delle collezioni l’apertura riprende sia il sabato sia la domenica (Rivista Torino, n. 5, 1949).
Dal luglio 1949 si rende necessario chiedere ai fruitori un contributodi 100 lire per l’iscrizione, per porre parzialerimedio alla scarsità di fondi“La difficoltà finanziaria è, con quellaburocratica, il maggior freno al buon andamentodelle biblioteche municipali torinesiE non solo di queste” (Carlo Revelli, Rivista Torino, n. 1, 1950).

La scuola Cena e la sua Bibliotechina S

La scuola, viene realizzata in Regione Barca (quella che oggi è Strada San Mauro) tra il 1930 e il 1932 e aperta dunque nell’anno scolastico 1933-34.
Si tratta di un ampio edificio, con i classici doppi ingressi separati, maschili e femminili, il cui impianto razionale fa riferimento non solo alle scelte architettoniche tipiche del Ventennio fascista ma ricorda anche l’ampia “campagna di costruzione di aulici e imponenti edifici scolastici” a Torino in quel periodo(pensiamo alle scuole Duca degli Abruzzi,Umberto I, Vittorio Amedeo II, Duca d’Aosta o Margherita di Savoia….).
La scuola, che era anche festiva e sede di corsi popolari, rappresentava in tutta evidenza il fulcro della formazione del Borgo. Dal 1934, abbiamo visto, diviene sede della Biblioteca municipale popolare circolante. All’interno della scuola non si trova traccia oggi di questa Bibliotechina connotata dalla lettera S, ma il ritrovamento delle schede di catalogazione ci permette di ricostruire idealmente le sue collezioni e la sua “vita”.

Le schede di catalogo

Nel 2018 è stato rinvenuto, nei sotterranei della Biblioteca civica, un pacco contenente circa 1400 schede di catalogo appartenenti alla bibliotechina circolante S.
Le schede, attualmente in corso di studio, sono riconducibili a tre partizioni: romanzi e racconti (966 schede), storia (circa 250), geografia (circa 200).
Nel 2019 sono state digitalizzate per intero e a breve saranno direttamenti consultabili online sul sito delle Biblioteche civiche torinesi.

Bibliografia

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