La chitarra: Segovia

Andres Segovia by Jack de Nijs, National Archives of the Netherlands / Anefo, part.

Segovia è “la chitarra”. Senza questo grande uomo e artista oggi non esisterebbero gran parte delle composizioni per chitarra del ‘900, non sarebbe facile assistere a concerti dedicati a questo strumento, gli studenti userebbero ancora metodi didattici non adatti all’epoca attuale e le chitarre non avrebbero l’espressività e la potenza necessarie per avere dignità al pari di strumenti quali pianoforte, violino e violoncello.
Per comprendere appieno l’apporto che Segovia donò alla chitarra (pari solo a quello che fece Paganini con il violino), cito una sua frase:
“Io voglio che la chitarra vada avanti dopo di me”.
È un artista che certo non ha bisogno di elogi ed encomi; molto più interessante è entrare nel personaggio e nel musicista Segovia.

La vita

Segovia studiò da autodidatta, all’età di sedici anni fece la sua prima apparizione in pubblico e pochi anni dopo tenne a Madrid il suo primo concerto professionistico.
Negli anni a seguire la sua fama si consolidò in tutta Europa e dal 1928, dopo il suo primo concerto a New York, anche in America. Nel 1936, allo scoppio della guerra civile in Spagna, si rifugiò a Montevideo: ritornò nel suo paese natio solo 10 anni dopo. La sua carriera concertistica proseguì fino al 1987, quando all’età di 93 tenne a Madrid la sua ultima esibizione.
Vinse numerosi premi, tra i quali un Grammy Award alla carriera e un Grammy Award alla miglior interpretazione solista di musica classica; tenne inoltre dei corsi di perfezionamento musicale e chitarristico alla prestigiosa “Accademia Chigiana di Siena”. Morì il 3 giugno del 1987, nella sua casa madrilena, per un’insufficienza cardiaca.

L’opera

L’opera musicale portata avanti da Segovia nel corso degli anni può essere divisa in tre filoni principali.

1 - Dotazione della chitarra di un repertorio ricco e adeguato, sia attraverso la trascrizione delle opere di grandi compositori dell’età barocca e romantica (quali Bach, Handel, Scarlatti, Mendelssohn, Chopin) sia stimolando autori suoi contemporanei quali Heitor Villa-Lobos, Mario Castelnuovo-Tedesco, Joaquin Rodrigo, Manuel Ponce, Joaquin Turina e Alexandre Tansman.
Segovia compose poche opere. La più conosciuta è Estudio sin luz in si minore, dedicata al suo amico Pepe Rubio, che venne scritta nel 1953 durante il suo ricovero all’ospedale per un’operazione agli occhi.

2 - Razionalizzazione e sviluppo della didattica e tecnica chitarrista e revisione della diteggiatura di composizioni musicali.

3 - Spinta alla costruzione di strumenti dotati di caratteristiche di potenza sonora e brillantezza necessarie per l’esibizione nelle grandi sale da concerto. Altra innovazione importante, che Segovia appoggiò con decisione, fu quella introdotta dalle ricerche del liutaio americano Albert Augustin riguardo all’utilizzo delle corde di nylon, in grado di produrre un suono più forte e costante, al posto di quelle in budello. Segovia iniziò la sua carriera suonando chitarre della bottega di Manuel Ramírez per poi passare a strumenti costruiti dal liutaio Herman Hauser, per ritornare alla fine della carriera alle chitarre di Ramirez.
Entrambe le sue chitarre storiche, la Ramirez/Hernandez del 1912 e la Hauser del 1937, furono donate al Metropolitan Museum di New York con la prescrizione che non venissero mai più imbracciate da alcun chitarrista.

Per finire, un’altra citazione di una frase pronunciata dallo stesso Segovia:
"L’artista è un uomo come gli altri, e non deve mai innamorarsi di se stesso. Perderebbe irrimediabilmente qualcosa…Come gli altri, con in più un dono meraviglioso: e per questo dono dev’essere sempre vicino ad ogni altro uomo".

È possibile ascoltare Estudio sin luz nelle esecuzioni di Ernesto Bitetti (collocazione 05.F.671) e Christopher Parkening (collocazioni 05.F.795 e 05.F.941).

Di Maurizio Ninghetto

Fotografia di Jack de Nijs, National Archives of the Netherlands / Anefo (particolare)

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