La chitarra: Paganini

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Se per Niccolò Paganini il violino rappresentò l’aspetto pubblico e professionale, la chitarra permeò l’aspetto più personale, didattico e di diletto. Infatti Paganini non tenne mai concerti pubblici con la chitarra e non volle che le sue opere per chitarre venissero date a stampa.
La chitarra accompagnò la sua vita e la sua carriera, in particolare quando a causa della sua lunga malattia non poté suonare il violino per problemi di postura.

Storia

Paganini ricevette i primi rudimenti musicali sul mandolino dal padre, strumentista dilettante e commerciante di mandolini: da questo strumento iniziò il suo avvicinamento alla chitarra che studiò da autodidatta.
La passione per lo strumento sembrò però nascere quando studiò violino a Parma con il maestro Rolla, che usava accompagnare i suoi allievi con la chitarra.

Il 31 luglio del 1795, appena tredicenne, tenne un concerto al teatro S. Agostino di Genova, dove eseguì fra l’altro la sua prima composizione “Variazioni sull’aria piemontese La Carmagnola“.
Il periodo in cui Paganini si dedicò maggiormente alla chitarra fu quello del soggiorno toscano e lucchese. Si perfezionò nella tecnica chitarristica prendendo gusto a “pizzicare la chitarra”, com’egli stesso scrisse nella sua autobiografiatenne concerti in salotti nobiliari e dell’alta borghesia e compose bellissime pagine per violino con accompagnamento di chitarra.
Successivamente Paganini incontrò il chitarrista Mauro Giuliani a casa del compositore Gioacchino Rossini e insieme fondarono il “triumvirato musicale”.
“Si univano in maniera goliardica Paganini, Rossini e Mauro Giuliani; i tre, insieme, durante i festeggiamenti del Carnevale, travestiti da ciechi, andavano cantando una canzoncina lungo le strade con Paganini che suonava la chitarra per il divertimento dei passanti”.
(Fonte: http://www.dotguitar.it/)

Ebbe inoltre buoni rapporti con il chitarrista Luigi Legnani, con il quale progettò una serie di concerti, poi non effettuati per evitare che qualche orecchio esperto cogliesse le loro affinità musicali (entrambi scrissero i Capricci in tutte le tonalità maggiori e minori, Paganini per violino e Legnani per chitarra).

Testimonianze

Il compositore francese Hector Berlioz, amico di Paganini, scrive sul “Débat” del 23 dicembre 1851:
“A volte quando le sofferenze gli lasciavano rari istanti di riposo, egli riprendeva il suo violino per suonare i trii o i quartetti di Beethoven, organizzati improvvisamente, in compagnie segrete, di cui gli esecutori erano i soli ascoltatori. Altre volte, quando il violino lo affaticava troppo, prendeva dalla sua cartella una raccolta di duetti da lui composti per violino e chitarra (raccolta che nessuno conosce); e in compagnia di un dignitoso violinista tedesco, M. Sina, che esercitava ancora la sua professione a Parigi, egli suonava la parte della chitarra cavando da questo strumento effetti inusitati. E i due suonatori, Sina il modesto violinista, Paganini l’incomparabile chitarrista, passavano così, da soli, lunghe serate alle quali nessuno, anche tra i più degni, poté mai essere ammesso”.

(Les soirées de l’orchestre, p. 247. Cfr. Mario Dall’Ara, Hector Berlioz “il signore che suona la chitarra francese”, “il Fronimo”, gennaio 1977, n. 18, p. 11)
Ecco invece cosa riferì l’amico e biografo di Paganini, Professor J.M.Schottky (1830), su quanto dichiarato dal musicista:
“Sono ritornato da Parma a Genova, dove per lungo tempo ero attivo più come amatore che come virtuoso. Ho suonato spesso, ma solo in concerti privati. Ho anche composto diverse opere per chitarra”.

Lo stesso Schottky inoltre dichiara:
“Paganini suona la chitarra straordinariamente bene; fa degli accordi difficili e magnificamente arpeggiati. Utilizza su questo strumento una diteggiatura che gli è del tutto particolare”.
(M. Schottky, Paganini’s Leben und Treiben, Praga, 1830, p. 270. Cfr. Danilo Prefumo, Paganini e la chitarra, “il Fronimo”, aprile 1978, n. 23)

Tecnica chitarristica

Dal punto di vista prettamente tecnico Paganini riportò sul violino prassi esecutive che eseguiva sulla chitarra attuando in pratica una vera e propria unione tecnica ed interpretativa tra i due strumenti. Per parlare della sua tecnica ricorriamo a due passi tratti dal libro Il segreto di Paganini: fondamenti chitarristici del virtuosismo violinistico di Niccolò Paganini di Lugi Pentasuglia.
La chitarra […] si prestava alla sperimentazione di quegli effetti appariscenti che tanta fama gli procurarono nelle sue magistrali trasposizioni violinistiche. Si pensi, innanzi tutto, all’uso che Paganini faceva sul violino del pizzicato ottenuto con la sola mano sinistra e che corrisponde al legato strumentale chitarristico, oppure alla predilezione per i virtuosismi cromatici, anche questi suggeriti, quasi certamente, dalla tastiera della chitarra, che ben si presta al trattamento di lunghi e complessi passi in questo stile.
La scordatura, cioè  la variazione dell’accordatura dello strumento era una pratica virtuosistica molto in uso all’inizio dell’Ottocento.
La scordatura praticata da Paganini sul violino poteva consistere, più verosimilmente, nel sostituire parzialmente l’accordatura di questo strumento con quella della chitarra. In altri termini, un passo concepito e studiato su alcune corde della chitarra poteva essere adattato ed eseguito nelle medesime posizioni sul violino. Ciò gli avrebbe infatti consentito di eseguire vere e proprie trasposizioni sul violino di interi passi su bicordi studiati sulla chitarra, sfruttando gli intervalli di quarta, tipici di questo strumento.

Di Maurizio Ninghetto

Collocazione del periodico "il Fronimo" in Biblioteca musicale: 772.U.1-