Quale sede per la nuova biblioteca?: le proposte (1855-1869)

Palazzo Madama a metà Ottocento

Premessa

In questa scheda e nelle schede a essa collegate verranno presentate le principali fonti documentarie disponibili relative alle sedi che la Biblioteca civica ha occupato nel corso del tempo.
Per chiarezza di esposizione si è scelto di redigere una scheda per ciascuna sede, più una scheda preliminare dedicata alla lunga e controversa discussione in Consiglio comunale che precedette la decisione finale di collocare il nuovo Istituto presso il Municipio.

Quale sede per la nuova biblioteca?: le proposte (1855-1869)
La Biblioteca a Palazzo Civico: il problema dello spazio (1869-1929)

La Biblioteca in corso Palestro: la nuova sede (1929-1943)
Palazzo Carignano: una sede provvisoria (1948-1960)
Via della Cittadella: la sede ricostruita (dal 1960 a oggi)

1855-1857

La proposta presentata da Giuseppe Pomba il 28 maggio 1855 di istituire a Torino una biblioteca pubblica finanziata dalla collettività, destinata a tutti i cittadini, aperta in orari che consentano ai lavoratori di frequentarla e dotata di un patrimonio documentario orientato all’utilità pratica e alla contemporaneità, per quanto immediatamente approvata dal Consiglio comunale rimarrà sulla carta per ben quattordici anni.
Le cause del ritardo sono molteplici: ai reali problemi finanziari del Comune vanno ad aggiungersi la confusione e i fraintendimenti da parte di molti consiglieri, che ritengono inutile (oltre che dispendiosa) l’apertura di un’altra biblioteca “pubblica” in città. Non è nemmeno chiara la mission del nuovo Istituto, delineata invece fin dall’inizio con straordinaria lungimiranza da Pomba.
Tra gli ostacoli, molti pretestuosi, che rendono così lungo e accidentato il percorso, vi è il problema della sede dell'Istituto.

Pomba, fin dalla proposta del 1855, accennando alla possibilità che il Municipio accordasse l’uso di tre o quattro camere per la futura Biblioteca, esplicita la posizione che sosterrà ad oltranza: che la Biblioteca abbia sede presso il Palazzo comunale, sia perché situato nel centro della città e quindi più facilmente raggiungibile da chiunque, sia perché una biblioteca municipale aperta a tutta la cittadinanza deve essere collocata nell’edificio rappresentante il centro politico e amministrativo.

Tuttavia, la Commissione incaricata di occuparsi del progetto e in seguito anche il Consiglio comunale paiono orientarsi, malgrado la sua opposizione (che ritiene riducibile all’uso di Biblioteca la gran sala del palazzo municipale posta superiormente al salone di marmo cui proporrebbe aggiungersi le poche camere destinate in ora all’Uffizio del Catasto, che potrebbe con tutta facilità trasportarsi altrove), sul fabbricato Isola S. Edmondo, situato nel quartiere Monviso (l’area urbana in cui oggi è situata la stazione ferroviaria di Porta Nuova), per il fatto che in quel fabbricato il Comune prevede di collocare una scuola tecnica per gli operai e che quindi una biblioteca tecnica vi troverebbe corretta collocazione, mostrando così di mal comprendere la proposta di Pomba che non prevede affatto una biblioteca speciale dedicata esclusivamente agli studenti.
Secondo il Sindaco il collocare la biblioteca in un locale così elevato qual è quello del P.M. non sarebbe né dignitoso né comodo pel pubblico ... coll’andar del tempo sarebbe forse per riuscire insufficiente. In ogni caso, nessuna delle proposte riguardanti la sede viene accettata e il problema rimane insoluto. Inoltre, si fa comprendere a Pomba che senza un chiaro segno dell’interesse e della partecipazione della cittadinanza sotto forma di donazioni librarie o monetarie il Municipio non si impegnerà finanziariamente per istituire la nuova Biblioteca. Non solo: viene deciso di sospendere ogni deliberazione fino a quando non verranno risolti i problemi dell’ubicazione della futura sede e della quantificazione e reperimento delle risorse finanziarie necessarie per mantenerla.

Nel novembre 1857, per sbloccare la situazione, Pomba si rivolge per iscritto ai cittadini chiedendo loro di cooperare nella formazione della futura Biblioteca, insieme al Municipio che parteciperà stanziando i fondi necessari al suo avvio.
L’appassionato appello sortisce l’effetto desiderato e le donazioni di libri iniziano ad affluire da più parti.

Giunti a dicembre, poiché nel corso dei lavori in Consiglio comunale per la definizione del bilancio per l’anno successivo non si affronta il problema della Biblioteca, Pomba scrive al Sindaco ricordando che la mia proposta per la fondazione di una Biblioteca pubblica Comunale è stata da gran tempo approvata in massima da questo Consiglio ed accolta con molto favore dalla popolazione Torinese. Cogliendo l’occasione della richiesta rivolta all'Amministrazione cittadina da parte del Ministero delle Finanze di provvedere a una migliore sistemazione dei propri uffici, Pomba torna a scrivere a proposito della possibile ubicazione della Biblioteca: Elevavasi dapprima la difficoltà di avere un conveniente locale, ora questo sarebbe bello e rinvenuto, poiché il signor Sindaco sa quali e quante sollecitazioni esso abbia avuto dal Ministero delle Finanze le quali dovranno più presto o più tardi essere appagate, perché sia riordinato e posto in un sol luogo apposito l’ufficio d’Insinuazione, il quale è veramente mal situato essendo in diversi piani e non può più contenere quanto è necessario che vi si contenga, epperciò il salone principale, ora occupato dall’Insinuazione, prospiciente nella galleria in fondo al cortile di questo palazzo civico, è adattissimo per la Biblioteca, e gli scaffali che ivi esistono possono servire benissimo, né in quel locale vi si richiederebbero grandi spese per adattarlo a Biblioteca.
Tuttavia, al termine dei lavori il Consiglio comunale non ritiene di impegnare fondi per la Biblioteca poiché né il problema del locale è risolto, né considera sufficiente la risposta dei cittadini all’appello di Pomba.

1858

Le prime donazioni arrivano in Comune anche grazie all’ampia eco cha la stampa cittadina dà all'appello di Pomba. La stampa si occupa anche della ubicazione della nuova Biblioteca. Si legge sulla "Gazzetta di Torino" del 23 marzo 1858: E ci pare che davvero niuna scelta migliore sarebbesi potuto fare di quella del locale ove ora stanno, molto inopportunamente, gli archivi dell’insinuazione. In esso si hanno spaziose e ben distribuite sale ed ampie finestre, e splendida luce; vi danno accesso eleganti gradinate, e vi si ammira specialmente un magnifico salone, già disposto a scaffali, sì che si direbbe stia appunto aspettando una Biblioteca.

Instancabile, Pomba torna a chiedere al Consiglio comunale nella seduta dell’11 dicembre 1858 che si stanzino fondi per la Biblioteca municipale. Il risultato è un ulteriore rinvio, tuttavia la questione del locale inizia a chiarirsi: durante i lavori dell’assemblea vengono date alcune spiegazioni in proposito del locale che si aveva intenzione di destinare a tale uso, e che è quello in cui sono attualmente gli archivi d’insinuazione, i quali si ebbe nuova speranza di traslocare nell’ex convento di santa Teresa.

1860-1863

Nel giugno 1860 il Municipio di Torino entra in possesso, tramite accordo col Ministero dell’Istruzione, dei libri appartenenti alla biblioteca del Collegio delle Province, soppresso in quell’anno. I volumi vengono concessi dal Ministero soltanto a titolo di deposito provvisorio. La lettera di richiesta inviata al Ministero già accenna al futuro Istituto: Da parecchi anni il Municipio di Torino sta maturando il disegno di creare una pubblica Biblioteca coll’intendimento di lasciarla aperta specialmente nelle ore serali e nei giorni festivi a vantaggio dei commercianti e degli artieri che non hanno l’agio di frequentare la biblioteca della Regia Università. Poche sono le città in cui questi utili stabilimenti siano in così poco numero come nella nostra; ed è questo il motivo per cui il Comunale Consiglio ha più d’una volta espresso il voto di ridurre in atto una proposta a cui non può a meno di far plauso a chiunque abbia a cuore la popolare istruzione. Già parecchi cittadini hanno fatto dono di libri per la nuova Biblioteca, e più migliaia di volumi sono in pronto per questo oggetto negli archivi del Municipio. L’ostacolo che sinora non fu potuto superare è quello del locale, ma ora la Dio mercé questa difficoltà sta per appianarsi, e non andrà guari che la civica Biblioteca potrà essere inaugurata.

La Giunta quindi approva:
. Il deposito temporario di detta Biblioteca in una parte dei locali a pian terreno dei locali della casa già macelli a Portanuova, salvo a traslocarla poi alla sua natural sede nel palazzo civico appena sarà questo reso sgombro dall’Archivio d’insinuazione ed uffizi accessorii.

2°. La spesa necessaria per il trasporto e collocamento a sito della medesima con adattamento del locale e del materiale per la Biblioteca, nella somma a calcolo di L. 500.
Il mese dopo la Giunta incarica di esaminare se gli scaffali antichi esistenti nella gran sala al 2° piano destinata ad archivio d’insinuazione possano servire o non per la Biblioteca municipale, che ivi trattasi di collocare appena l’Archivio cogli uffizi annessi si saranno trasferiti nella nuova loro sede designata nella casa demaniale detta SS. Martiri in Doragrossa.

Tuttavia, lo sgombero degli Archivi dell’Insinuazione va per le lunghe: solo nel novembre 1861 il Sindaco comunica in Consiglio comunale che presto si avrà la gran sala degli Archivi d’insinuazione ad uso di pubblica Biblioteca con queste parole: Si stanno ora facendo pratiche col Ministero dell’Interno e coll’Ufficio di questura per alloggiarvi provvisoriamente il deposito degli emigrati veneti che non senza gravi inconvenienti si trova attualmente nel convento dei Santi Martiri, locché permetterà di trasferire in questo, la ventura primavera, l’ufficio ed Archivio dell’insinuazione, e ridurre la gran sala che ora serve a quest’ultimo nel civico palazzo ad uso di pubblica Biblioteca, come venne già precedentemente deliberato.

Nell’agosto 1862 la necessità di liberare i locali degli ex-macelli della zona Monviso dai libri giunti dal soppresso Collegio delle Province si fa impellente, poiché il Municipio progetta di stabilirvi una nuova scuola comunale. Si approva quindi in Giunta la seguente proposta: che debbano li detti libri essere trasferiti in questo palazzo e nella sala già occupata dall’Archivio d’insinuazione (al 2° piano), la quale è stata prima d’ora riconosciuta adattissima alla Municipale Biblioteca siccome la sala stessa non è ora assolutamente libera, tenendosi in essa provvisoriamente le scuole delle guardie di polizia urbana, propone che sia per ora assegnata al deposito (in cumuli intanto) dei libri suddetti una parte soltanto della medesima, dividendola dal restante con uno steccato la cui spesa non supererà forse le lire 200.

Pare dunque che la soluzione della vicenda si stia avvicinando. Nel novembre 1862 si approva in Giunta la seguente proposta: di avvisare alle preliminari disposizioni concernenti l’ordinamento della deliberata Biblioteca Municipale, la quale secondo le determinazioni già prese, debb’essere in via principale stabilita nella gran sala in cui stavano gli Archivi d’insinuazione al secondo piano di questo palazzo; quale camera trovasi già munita di scaffali che potranno agevolmente adattarsi ad uso della futura Biblioteca di eleggere una Commissione di due o più assessori, la quale abbia ad esaminare lo stato delle cose, cioè il locale (la sala succitata e quelle annesse, che pure dovrebbero essere assegnate alla Biblioteca) ed i libri già raccolti, e proporre i provvedimenti necessari per l’impianto della nuova Biblioteca, facendone oggetto di apposita relazione, col calcolo delle spese cui si farebbe fronte col fondo compreso nel progetto di bilancio 1863, che si spera sarà approvato dal Consiglio comunale.
Nel bilancio per l’anno 1863 è previsto, infatti, il seguente stanziamento: Adattamento locali, provvista di scaffali ed altre spese per la Biblioteca Civica L. 5.000
. In realtà, tale somma si rivelerà insufficiente a ultimare i lavori di sistemazione dei locali e si sarà costretti a prevedere una somma aggiuntiva di L. 6500. Oltre a questa cifra verranno stanziate altre L. 5000 per l’acquisto di nuovi libri.

1864

Nel mese di settembre le proteste dei cittadini accorsi a manifestare il loro dissenso all’ormai imminente trasferimento della capitale da Torino a Firenze, terminate con un eccidio perpetrato da parte degli allievi Carabinieri del Regio Esercito, nonché la situazione di grave crisi venutasi a creare in città determinano il blocco da parte del Municipio di tutte le pratiche in corso, compresa quella riguardante la Biblioteca civica. Scrive Pomba: io penso che i funesti avvenimenti del settembre 1864 abbiano anche contribuito ad impedire che dalla Giunta si facessero ultimare quei lavori nel salone, tra i quali il parapetto attorno agli scaffali, le due porte a vetri con bussola, la tavola pel bibliotecario e qualche altra provvista indicata nel calcolo stato presentato ed approvato dalla Giunta e che si fossero fatti disporre i libri, compilare il Catalogo e dirigere la prima provvista di altri libri cosicché sbigottito pur io e atterrito dai fatti che colpirono questa nostra città, non sollecitai più ed anzi nel dicembre di detto anno mi dovetti assentare da Torino per ragioni di salute e non potei continuare ad assistere alle sedute della tornata autunnale del Consiglio, e siccome non si era consumato il fondo antecedentemente stanziato e non si erano spese ancora le L. 5.000 sbilanciate pel primo acquisto di libri, non credei urgente di chiedere in allora altri fondi; solo bramava si fosse riordinato l’immenso cumulo di libri giacenti mal conci sul lastrico e impolverati.

1865-1869

Le conseguenze della difficile situazione venutasi a creare con il trasferimento della capitale a Firenze, in particolare dal punto di vista delle implicazioni economiche, non tardano a farsi sentire.
Nel gennaio 1865 un consigliere comunale formula la proposta, poi approvata dal Consiglio, di annullare lo stanziamento di L. 5000 destinato all’acquisto di nuovi libri e, al contempo, di sospendere a tempo indeterminato il progetto della nuova Biblioteca a causa dell’onere finanziario che esso comporta e anche in virtù del fatto che esistono in Torino altre biblioteche pubbliche. Si rimette pertanto nuovamente in discussione un argomento che pareva ormai superato dall'acquisita comprensione della carica innovativa della proposta di Pomba che prevedeva una biblioteca non soltanto aperta al pubblico, ma per tutti.

A giugno Pomba sollecita, con una lettera al Sindaco, una discussione in Consiglio per chiarire le ragioni di un immotivato cambiamento di rotta rispetto a decisioni già assunte - e ormai in via di attuazione - in merito a un progetto che gode del favore di un’opinione pubblica ricca di aspettative.
L’interpellanza di Pomba viene discussa nel mese di luglio: il Sindaco dichiara che non si tratta di una soppressione del progetto, ma soltanto di una sospensione; aggiunge però che i locali già destinati alla Biblioteca possono eventualmente tornare utili al Municipio che, per esempio, dal 1° gennaio 1866 necessiterà di uno spazio adeguato alla celebrazione dei matrimoni civili davanti al Sindaco, come prevede la nuova legge.
Un consigliere ritiene che sia necessario che si deliberi definitivamente se abbiasi o no a stabilire la Biblioteca, giacché nel 1855 il Consiglio ha soltanto approvato in massima la proposta Pomba e nulla di certo e definitivo si è peranco deliberato. Ammette quindi la convenienza che siano fatti al riguardo attenti studii che egli vorrebbe fossero affidati ad una nuova Commissione
.
Osserva inoltre che nel locale che si vorrebbe destinato alla Biblioteca stanno all’incirca solo 60 lettori E conclude sostenendo che Il preopinante sarebbe lieto che si potesse aprire la Biblioteca, ma avverte che ciò cagionerà all’erario civico una spesa di lire 20 mila annue all’incirca cioè, 10 mila intanto per l’acquisto di libri ed altre 10 mila per provvederla di due impiegati, di due inservienti, dell’illuminazione e del riscaldamento colle altre spese di manutenzione, una quale spesa egli non sa se sarebbe nelle attuali circostanze intendimento del Consiglio lo ammettere.
Al termine, Il Consiglio commette alla Giunta di nominare una Commissione che debba riferire, in occasione della discussione del bilancio, sull’opportunità e possibilità di creare una Biblioteca comunale, debba dare il suo avviso sulla qualità della medesima e sulle spese che per essa dovranno impostarsi in bilancio tanto per il servizio ordinario quanto per la prima istituzione. Dopo dieci anni si torna quindi a mettere tutto in discussione.

Nei mesi seguenti Pomba prosegue a difendere in Commissione la sua idea di Biblioteca comunale contro il rinnovato tentativo di ridurla a biblioteca tecnica annessa all’Istituto industriale professionale di prossima fondazione; sostiene la necessità di dotarla dei libri adeguati alla sua mission originaria di biblioteca moderna per tutti; sottolinea la necessità di una Biblioteca così concepita per gli scolari delle frequentatissime scuole comunali; chiede, infine, che la nuova Commissione prosegua sulla strada intrapresa ormai da anni e si risolva a portare a conclusione l’impresa. Tuttavia, forti dubbi ancora permangono: si parla della inopportunità di aprire una biblioteca nelle attuali critiche condizioni sanitarie (Torino è attraversata da un’epidemia di colera); si considerano le voci sull’intenzione del Governo di aprire una nuova Biblioteca pubblica in Torino, il che consentirebbe di prorogare l’apertura della Biblioteca comunale, intenzione poi abbandonata con il risultato di rimettere all’ordine del giorno la necessità di istituire una Biblioteca comunale. Viene altresì sottolineato che per il Municipio sarebbe veramente indecoroso annullare il progetto dopo aver accettato moltissimi doni e aver già speso ingenti somme per la sistemazione dei locali.
Infine, la notizia che il Governo intende concorrere con uno stanziamento di fondi all’apertura della nuova Biblioteca diventa determinante per riavviare il progetto. La vittoria di Pomba sugli oppositori è definitiva.

Nel gennaio 1866 il Consiglio comunale delibera di fondare una Biblioteca a speciale vantaggio dei cittadini che professano arti o sono addetti a mestieri; stabilisce che essa debba essere collocata nel palazzo civico, dove erano poc’anzi gli Archivii della insinuazione; e stanzia nel bilancio 1866 lire 10 mila affinché con questa somma e con quella prima d’ora ottenuta dai Ministeri dell’interno e dell’istruzione pubblica si compia l’ordinamento dei libri già esistenti e si eseguiscano gli altri lavori relativi. I fondi stanziati ammontano quindi a: 12.000 Lire ottenute dal Governo; 10.000 Lire stanziate dal Comune nel bilancio annuale; 4.901,61 Lire complessivamente avanzate dall’esercizio 1864; per un totale di 26.901,61 Lire a disposizione.

Nell’agosto 1866, a fronte della necessità di aggiungere ai locali della Biblioteca una sala che era ingombrata da un pilastrone internamente vuoto ove erano i cessi, e ciò dalla cima a fondo del palazzo civico, locchè era uno sconcio grave e deturpava quella camera su d’ogni piano viene deciso di abbattere il pilastrone prelevando per le spese L. 6000 dallo stanziamento per la Biblioteca salvo prevedere la compensazione dello storno nel bilancio dell’anno seguente. Tra agosto 1866 e marzo 1867 i lavori per l’adattamento di questa seconda sala procedono, ma rallentano gli altri interventi: nel giugno 1867 la Biblioteca è ancora lontana dall’essere aperta al pubblico. Alle proteste di Pomba si aggiungono le prese di posizione della stampa che stigmatizza il grave e colpevole ritardo del Municipio nel portare a termine il progetto.

Nel dicembre 1867, in sede di discussione del bilancio per l’anno successivo, Pomba chiede in Consiglio comunale che sia aumentata la somma destinata alla Biblioteca per l’acquisto di libri e per completarne l’ordinamento delle raccolte librarie, nella prospettiva di aprire la sede all’inizio del 1869. Il Consiglio non approverà tale aumento, ma è interessante notare che ancora sussistono da parte di alcuni consiglieri seri dubbi sull’ubicazione della Biblioteca e sulla sua mission. Afferma un consigliere: siccome però per mantenere questa biblioteca sarà necessaria una gravissima spesa di personale, locale, illuminazione, riscaldamento ecc., così esso crede lo stabilimento della medesima debba seguire sovra altre basi, fondandola cioè presso l’Istituto Tecnico-industriale-professionale, dove col concorso degli insegnanti si potrà avere una biblioteca tecnica moderna di incontestabile utilità. Un altro consigliere, mentre dubita della utilità di una grande biblioteca nel palazzo civico, si unisce per promuovere una biblioteca tecnica da unirsi agli Istituti tecnici e professionali.
Pertanto Pomba, nel dicembre 1867, quando la decisione di sistemare la Biblioteca nel Palazzo comunale è ormai cosa fatta e i lavori per l’adattamento dei locali hanno raggiunto uno stadio avanzato, si impegna ancora una volta a difendere il progetto.

Finalmente, nel dicembre 1868, il Consiglio comunale delibera lo stanziamento dei fondi necessari per l’acquisto del materiale, per gli stipendi del personale, per terminare e dare alle stampe il catalogo e per tenere aperta la Biblioteca nelle ore più consone a frequentarla da parte di coloro ai quali è destinata. Nomina infine Giuseppe Pomba Bibliotecario onorario della Città.

Il 22 febbraio 1869, circa quattordici anni dopo la presentazione e l’approvazione da parte del Consiglio comunale della sua proposta, viene inaugurata la Biblioteca civica di Torino, come Pomba l’aveva voluta e nel luogo in cui egli l’aveva voluta.

Per approfondire

Per il approfondire l’argomento si consulti la bibliografia sulla Biblioteca civica.
In particolare si veda la tesi di Andrea Viola (relatore prof. Maurizio Vivarelli), alla quale si è fatto diretto riferimento per l’elaborazione di questa scheda:

Viola, Andrea, Per una storia della Biblioteca civica di Torino: ordinamento ed analisi delle fonti documentarie. Tesi di laurea. Torino, Università di Torino, a.a. 2014-2015